Ragazzo gay aggredito: “non voglio uscire di casa”

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Un giovane di 22 anni, Jordan Mason, è stato insultato prima verbalmente e poi aggredito fisicamente mentre rientrava a casa da solo, dopo una festa.

Potrebbe stupirci, ma questo episodio è accaduto in Inghilterra, precisamente a Bollington, a testimonianza del fatto che anche nei paesi in cui i diritti civili sono più avanzati, non si può e non si deve abbassare la guardia. 

Jordan si trovava a camminare da solo, come altre volte, quando ha sentito “fott*uto fr**io”, nemmeno il tempo di girarsi ed è stato colpito da una pietra sulla testa. Il suo aggressore è poi fuggito lasciandolo incosciente a terra. 

Ora la polizia sta indagando per risalire all’agressore ma Jordan è molto spaventato perché non è il primo episodio omofobo e non riesce più a vivere la sua vita serenamente, soprattutto all’imbrunire come ha dichiarato al Manchester Evening News “Quello che mi è successo, sta accadendo sempre più spesso a Manchester. Ogni volta che apro Facebook mi capita di scoprire che qualcuno ha subito un crimine d’odio. Non riesco a credere che questo accada ancora nel 2019. Non riesco proprio a credere che ci siano ancora persone con una mentalità così chiusa là fuori e questo mi fa davvero paura. Di giorno mi sento bene ma di notte continuo a pensare cosa succederà. Mi guardo costantemente le spalle e non voglio uscire di casa.”

Anno scolastico nuovo, lotta all’omofobia nuova!

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Vi ricordate quando a Gennaio 2019 comparse sul muro della palestra del  liceo scientifico Oriani di Ravenna la scritta “il preside è gay”?

Non solo è stata cancellata ma al suo posto oggi c’è una matita arcobaleno gigante con sopra la scritta “La cosa più grande che imparerai è amare ed essere riamato”.

Il preside Davide D’Angelo, dopo lo spiacevole episodio finito sulla cronaca nazionale, aveva dichiarato al Resto del Carlino “In un primo momento la mia reazione è stata semplicemente un’alzata di spalle, poi però ha prevalso l’idea di cogliere l’occasione per un piccolo gesto educativo nei confronti del presunto autore. A me non importa chi sia stato. Mi piacerebbe che fra qualche tempo l’autore, ripassando davanti a quel muro, possa ravvedersi e vergognarsi di aver pensato che quell’epiteto fosse un’offesa. Il bullismo omofobo e non solo è una vera piaga che colpisce gli adolescenti che vivono periodi di fragilità”. 

Così, con il nuovo anno scolastico è stato inaugurato un murales promosso dal liceo insieme all’assessorato alla Pubblica istruzione del Comune e dalla Provincia, in collaborazione con l’Università di Bologna. Davide D’Angelo, 35 anni, di Ascoli Piceno, in arte Urka è lo street artist che si è aggiudicato il primo posto del contest, votato a maggioranza nel sondaggio riservato agli studenti del liceo e dalla giuria di esperti composta dallo stesso dirigente Dradi, dalla professoressa Maria Luisa Martinez, dall’ingegnere Marco Conti della Provincia, dalla responsabile dell’unità organizzativa Qualificazione e Politiche giovanili del Comune Valeria Mazzesi e dal professor Luca Ciancabilla, docente di storia dell’arte dell’Università di Bologna. 

“Ho ascoltato con piacere i vostri interventi – ha detto l’artista Urka – che testimoniano quanto il tema sia sentito dalla comunità e quanto sia importante il suo valore. Ringrazio tutti per avermi dato modo di esprimermi su un tema delicato che ho cercato di rendere nella maniera più universale possibile”.

Molte le istituzioni intervenute all’inaugurazione, tra gli altri, il sindaco Michele de Pascale, il dirigente del liceo Oriani Gianluca Dradi, l’assessora all’Istruzione Ouidad Bakkali e il direttore dell’Ufficio scolastico territoriale Agostina Melucci. Il preside dopo aver letto la lettera del Ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Lorenzo Fioramonti, ha dichiarato: “Chiudiamo in questo modo una vicenda nata dall’intenzione di offendere, che invece si è trasformata in un’opportunità di riflessione e di crescita grazie alla reazione della comunità scolastica ma anche dell’intera città a cui mi sento orgoglioso di appartenere”.

Nepal, attivisti LGBT denunciano: i progressi nei diritti si sono arrestati

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Il Nepal aveva conquistato, nell’Asia meridionale, il primato per la parità dei diritti delle minoranze quando quattro anni fa aveva proibito nella nuova costituzione ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale e addirittura consentito di inserire il neutro sui certificati di nascita e sui passaporti. 

Ricordiamo che la costituzione è stata introdotta dopo l’abolizione della secolare monarchia nepalese, a causa di una sentenza della Corte suprema del 2008 che vietava ogni discriminazione contro la comunità LGBT.

Tuttavia gli attivisti LGBT sostengono che i politici non sono riusciti a varare nuove leggi,

“Il Nepal ha spianato la strada che altri paesi stanno seguendo, ma si è fermato qui”, dichiara Manisha Dhakal, presidente della Blue Diamond Society, un’associazione per i diritti LGBT. “Il Parlamento non ha alcun impegno sui nostri temi, semplicemente non vuole portarli avanti’’.

“Sebbene la costituzione affermi chiaramente che non dovrebbe esserci alcuna discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, non esistono leggi che lo garantiscano”, afferma Pinky Gurung, attivista per i diritti LGBT. Infatti, oltre a vietare la discriminazione sessuale, la nuova costituzione offre privilegi speciali alle minoranze, come ad esempio un numero riservato di posti di lavoro governativi e da educatori ma nonostante la comunità LGBT sia effettivamente considerata una minoranza, non riceve alcuna posizione riservata perché non esiste un dato preciso della comunità ed il prossimo censimento è previsto per il 2021. A tal fine, gli attivisti chiedono che venga conteggiato il numero affettivo delle persone LGBT.

Ma addirittura peggio, è stato recentemente approvato dal parlamento un codice civile, che è entrato in vigore lo scorso anno, che compie notevoli passi indietro affermando che il matrimonio è un’unione solo tra un uomo e una donna.

Niraj Sunwar e Aashik Lama sono una coppia omosessuale, vivono insieme da due anni, ma lo hanno detto ai loro genitori solo pochi mesi fa. Anche loro affermano che i progressi si sono arrestati subito dopo la nuova costituzione: Sunwar, 23 anni, e Lama, 28 anni, stanno ancora aspettando il giorno in cui potranno sposarsi legalmente e adottare un bambino, cosa che attualmente non è possibile perché non esiste una legge lo consenta.

“Vogliamo sposarci legalmente in un ufficio governativo e avere un certificato legale in modo da poter vivere apertamente la vita che vogliamo ”, ha detto Lama. “Vogliamo adottare un bambino e essere una famiglia’’. “Poiché non esiste una disposizione per il matrimonio tra persone dello stesso sesso in Nepal, abbiamo incontrato difficoltà molte nella società”, ha detto Sunwar. “Quando camminiamo insieme per la strada i nostri vicini guardano sempre in basso, perché siamo due uomini che vivono insieme”

La situazione non è rassicurante per le persone transgender, basti pensare che in parlamento è presente un nuovo disegno di legge che sostiene che le persone transgender che cercano di cambiare il loro status sono tenute ad apportare prove mediche, senza chiarire di che tipo. 

“Una disposizione che ci richiede di essere esaminati fisicamente viola la nostra privacy ”, ha detto Dhakal, rivelando che in Nepal attualmente è impossibile procedere chirurgicamente al cambio del sesso ed è inaccessibile per la maggior parte delle persone transgender andare altrove.

Gli attivisti stanno pianificando di andare in tribunale per chiedere la parità di diritti, e quindi fare pressione sul governo anche se funzionari del governo garantiscono che sta esaminando la possibilità del matrimonio omosessuale e prendendo in considerazione nuove leggi

“Sebbene il lavoro sia lento, il governo sta lavorando sulla questione”, ha affermato Bharat Raj Sharma del Ministero delle donne, dei bambini e degli anziani, “Ma ci sono molte complicazioni che devono essere risolte prima’’. Gli attivisti non sono convinti, “qualunque cosa sia scritta nella costituzione non si è riflesso nelle leggi e nei regolamenti che sono stati varati in Nepal ”, ha detto Dhakal – “Siamo rattristati dal modo in cui governo e legislatori stanno ignorando la nostra situazione’’ conclude.

Illinois, nasce “Y.O.U.T.H. quiz” per incoraggiare i giovani a fare il test dell’Hiv

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Nel tentativo di incoraggiare il test e il trattamento dell’HIV tra i giovani dell’Illinois, l’Illinois HIV Care Connect ha introdotto  “Y.O.U.T.H. Quiz”, contenente una versione per i giovani in HIV e un’altra per i giovani sieropositivi.  

Coloro che parteciperanno al quiz saranno indirizzati a contenuti educativi e potranno vincere una carta regalo VISA da $ 25.  Al fine che tutti i giovani, che vivono o meno con l’HIV, sia così incoraggiati a rispondere alle domande.

Il quiz è solo il primo passo della campagna dell’HIV Illinois Care Connect ed è stato progettato per aiutare i giovani ad avere maggiore consapevolezza sulla trasmissione e su come il virus può essere trattato, con successo, con i farmaci.

“L’HIV e la gioventù sono stati scelti come focus per la campagna dall’Illinois Public Health Association (IPHA) in collaborazione con il Dipartimento di sanità pubblica dell’Illinois (IDPH)”, ha dichiarato Jeffery Erdman dell’IPHA. Lui e il collega Michael Maginn dell’IPHA gestiscono, infatti, il programma Illinois HIV Care Connect finanziato dall’IDPH.  “I giovani di età compresa tra 13 e 24 anni rappresentano il 21% delle nuove diagnosi di HIV negli Stati Uniti”, ha spiegato Erdman.  “La maggior parte di queste diagnosi vengono trasmesse da rapporti MSM”. 

Per questo motivo, la campagna farà uno sforzo particolare per raggiungere questo target: attraverso immagini e messaggi su tutti i social, nonché attraverso mirati interventi nelle organizzazioni giovanili di tutto lo stato.  Potete scoprirne di più sul loro sito, hivcareconnect.com.

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Ricordiamo inoltre che, grazie ai progressi delle cure, dei trattamenti e alle numerose campagne volte a una maggiore consapevolezza, l’obiettivo di arrivare a zero infezioni da HIV è a portata di mano. Illinois HIV Care Connect può già vantare un percorso straordinario sul tema e aiuta quotidianamente le persone che vivono in HIV a ottenere l’assistenza di cui hanno bisogno, attraverso programmi specifici che aiutano a superare gli ostacoli sia sociali che economici. “Iscrivendosi all’Illinois HIV Care Connect, le persone che vivono con l’HIV hanno accesso ai benefici di tutti i programmi contemporaneamente”, ha affermato Erdman.

A seconda delle esigenze e al livello di reddito della persona, questi benefici possono includere cure mediche, dentistiche e di salute mentale, incluso il trattamento per l’abuso di sostanze e l’assistenza sanitaria dei bambini;  assistenza nel pagamento dell’assicurazione sanitaria o nell’acquisto di farmaci per l’HIV e ottenere vitto e alloggio, servizi pubblici e trasporto medico necessari.