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MINORITY STRESS: psicologia delle minoranze

Un guasto alla lavatrice, la fila in posta che sembra non scorrere mai, il tuo cane che accusa una gastrite proprio mentre stai preparando un esame importante… Tutti prima o poi abbiamo a che fare con lo stress durante le nostre vite.

Il termine “Stress” (dal latino strictus: compresso) deriva dall’ingegneria, dove indica una forza che, applicata ad un materiale, produce in esso una tensione. Nel linguaggio comune (ed in Psicologia) esso indica la reazione ad un qualsiasi avvenimento in grado di costringere le persone a trovare una soluzione per una situazione ritenuta minacciosa.

Un peso invisibile

Ilan H. Meyer, psichiatra americano, formulò nel 1995 la teoria del Minority Stress, in grado di spiegare come il Pregiudizio possa causare diversi tipi di stress nella popolazione. Egli distinse lo stress generale, comune a tutti gli individui, dallo stress dovuto al pregiudizio, riguardante esclusivamente i gruppi per qualche motivo discriminati (persone immigrate, appartenenti alla comunità LGBTQ+, con disabilità ecc.). Mentre i primi sono dovuti perlopiù alla malasorte, i secondi sono causati dalla struttura sociale in cui l’individuo e? inserito.

Questa teoria illustra come Pregiudizio, Stigma e Discriminazione possano creare un ambiente stressante in grado di provocare problemi di Salute mentale in persone appartenenti a gruppi minoritari. L’autore, pur formulando il modello sulle persone LGB (lesbiche, gay, bisessuali) fin dalle prime pubblicazioni evidenzia come una tale teoria possa essere applicata efficacemente anche ad altre categorie sociali discriminate in base allo status socioeconomico, l’etnia, l’identità di genere o l’orientamento sessuale.

Osservando più in dettaglio questo modello, possiamo distinguere vari tipi di eventi stressanti:

  • Discriminazione e Violenza: eventi e condizioni stressanti esterne e oggettive, come essere licenziati a causa del proprio orientamento sessuale, subire esclusione sociale, fino a vere e proprie aggressioni fisiche. Numerose ricerche hanno documentato che i gruppi minoritari sono esposti in modo sproporzionato a questo tipo di eventi.
  • Stigma percepito: L’impressione (non sempre fondata!) che qualunque cosa professi la persona che ci si trova di fronte, non si verrà mai realmente accettati e considerati in modo paritario. L’anticipazione di questo pericolo porterà? ad un aumento cronico della vigilanza, cioè a sforzi per “non farsi scoprire”. Tale allerta costante richiederà grandi quantitativi di energia mentale tramutandosi cosi? in un fattore di rischio per la salute mentale.
  • Interiorizzazione di atteggiamenti negativi della societa?: dirigere verso di se? gli atteggiamenti negativi della società? in cui si e? inseriti, anche in assenza di eventi di discriminazione palesi. L’esempio più? classico di tale concetto e? quello di “Omofobia interiorizzata”.

L’importanza di “fare gruppo”

Lo stato di minoranza non riguarda solo effetti negativi per la salute, ma anche importanti risorse come la Solidarietà? e la coesione interna al gruppo minoritario (la comunità LGBTQ+) che protegge i membri dagli effetti negativi del Minority Stress. Ogni individuo infatti, oltre alla propria resilienza personale, può? disporre di risorse di gruppo, che possono avere due funzioni: permettere alle persone stigmatizzate di frequentare situazioni sociali in cui non vengono discriminati dagli altri, e ricevere supporto per affrontare le valutazioni negative ricevute. Tutto ciò può avere lo straordinario effetto di validare e normalizzare la propria esperienza e i propri sentimenti.

Attenzione però a non generalizzare, la teoria del Minority Stress indica solo uno dei tanti fattori che concorrono nel determinare l’impatto degli eventi stressanti sulla vita delle persone, nessuno afferma che appartenere ad una minoranza sia una condanna certa allo stress psicologico. L’impatto di questi fattori dipenderà dalle risorse personali e sociali di cui ognuno può disporre, dall’importanza attribuita alla propria identità minoritaria (al crescere di questa aumenteranno anche i danni provocati dagli attacchi rivolti a tale status), dal contesto in cui la minaccia si realizza, dall’entità di quest’ultima e da numerosi altri fattori.

Riassumendo

Oltre a quelle variabili considerate come fattori di rischio per la Salute mentale in tutta la popolazione, le persone appartenenti a minoranze devono fare i conti anche con il Minority Stress. Un po’ come se ai blocchi di partenza di una maratona agli atleti appartenenti a questi gruppi venissero applicati dei pesi alle caviglie: essi avranno uno svantaggio in più rispetto agli altri corridori, ma niente gli vieta di vincere comunque la gara.

Per andare alla radice del problema bisognerebbe promuovere interventi volti all’educazione al rispetto delle differenze, in grado di attenuare gli effetti negativi del Minority Stress. Nel frattempo, tuttavia, l’Associazionismo è una preziosissima risorsa per affrontare questo “svantaggio” e, perché no, trasformarlo in un’occasione per vivere la propria vita autenticamente.

 

Articolo: Sara de Sio
Illustrazione copertina: Giuditta_San https://www.instagram.com/giuditta_san_/

 

Riferimenti:

– Meyer, I. H. (2003). Prejudice, social stress, and mental health in lesbian, gay, and bisexual populations: Conceptual issues and research evidence. Psychological Bulletin, 129(5), 674- 697.

– Meyer, I. H. (2007). Prejudice and discrimination as social stressors. In I. H. Meyer & M. E. Northridge (Eds.), The health of sexual minorities: Public health perspectives on lesbian, gay, bisexual, and transgender (pp. 242-267). Springer, Boston, MA.

– Meyer, I.H. (1995). Minority stress and mental health in gay men. Journal of Health and Social Behavior, 36, 38-56.

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