fbpx

Uganda: nessun diritto per le persone LGBT+

 

Questo è il secondo episodio di una rubrica, in caso vi foste persi il primo potete leggerlo cliccando qui

È di fondamentale importanza conoscere la situazione sociale di un paese, come si è evoluto e quali cambiamenti ha subito. È importante la comprensione degli avvenimenti di un paese, non per giustificare ciò che accade, ma sapere da dove partire per ricominciare a costruire un mondo libero.

Oggi parleremo dell’Uganda:

I diritti LGBT+ nella storia dell’Uganda:

L’Uganda ha una grande storia coloniale alle spalle, ma già dal periodo precedente alle colonie l’omosessualità era ripudiata in difesa di una presunta africanità. I primi ad insediarsi furono i missionari protestanti , seguiti dai cattolici, la presenza del cattolicesimo radicale è tutt’oggi molto incidente nella cultura ugandese. Nel 1888 era sotto il controllo della Compagnia britannica dell’Africa Orientale. In seguito la nazione riuscì a diventare indipendente, ma questo non le concesse la serenità. Dopo questo evento si sono susseguite due guerre civili: la prima contro il dittatore Idi Amin Dada, finita nel 1986 e costata 300mila morti e la seconda contro il Lord Resistance Army, finita nel 2003 con una stima di altre 100mila vittime.   

Le lingue ufficiali dello stato sono l’inglese ,conservato per le colonie, e lo swahili. Ma la lingua non è l’unica cosa che lega il presente all’epoca coloniale, infatti, le leggi che vietavano i rapporti tra persone dello stesso sesso non sono variate di molto dal 1800 ad oggi.                                                                                                                                Nell’Ottobre 2010 la rivista ugandese Rolling Stones ha pubblicato in prima pagina nomi, indirizzi e fotografie di 100 ugandesi presunti gay e lesbiche, chiedendo la loro esecuzione, con il titolo “impiccateli”, un’azione non solo illegale, ma che presenta anche una grande mancanza di rispetto nei confronti delle persone citate.

Nel giugno 2012, il governo ugandese ha annunciato il divieto di 38 organizzazioni non governative (ONG) accusate di “promuovere l’omosessualità” e di “minare la cultura nazionale”. Simon Lokodo, ministro dell’etica del paese, ha affermato che le ONG “stavano ricevendo sostegno dall’estero per gli omosessuali dell’Uganda e reclutando i bambini piccoli nell’omosessualità” affermazione che denota non solo una grande mancanza di professionalità, ma la totale ignoranza delle azioni che le ONG compiono sul territoriomette in evidenza un personale pregiudizio nei confronti dell’omosessualità.                                                                                                                                         Nel dicembre dello stesso anno, a causa anche alle pressioni dei fondamentalisti cristiani il parlamento ha approvato l’Anti-Homosexuality Act, una legge, denominata dalla stampa internazionale “KIll the gays bill”, che aumentava l’intensità delle pene, introducendo l’obbligo di denuncia entro 24 ore per le persone che rivestivano posizioni “di autorità”, e rendendo illegale la promozione di diritti LGBT+ da parte di singoli o di associazioni. La legge è poi stata abrogata nel 2014.

In questo momento Yoweri Museveni, leader del National Resistance Army (Esercito di resistenza del Signore) che sconfisse Idi Amin, ha vinto ancora una volta le elezioni, così che dopo 30 anni di potere se n’è garantiti altri cinque. Lo stesso presidente ha firmato un emendamento costituzionale che proibisce il matrimonio tra persone dello stesso sesso, clausola 2a della sezione 31 dice: “Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è poibito.”                                  L’omosessualità oggi rimane punibile con la reclusione che può essere più o meno lunga fino ad arrivare a l’ergastolo.

Attivismo:

Nel 2016 il primo ministro Amama Mbabazi ha compiuto un gesto di grande coraggio, è l’unico politico che si è presentato alle presidenziali ripudiando pubblicamente l’omofobia.

Nell’agosto 2016, un evento LGBT è stato brutalmente interrotto da agenti di polizia che hanno attaccato violentemente e picchiato le persone presenti all’evento, arrestando infine 16. Così nell’agosto del 2017, gli organizzatori del Pride in Uganda hanno dovuto annullare l’evento dopo le minacce di arresto da parte della polizia e del governo.

La principale organizzazione per i diritti LGBT+ in Uganda è la SMUG (Sexual Minorities Uganda) fondata nel 2004 da Victor Mukasa. Nel 2011 David Kato, un attivista membro dello SMUG, è stato assassinato in casa sua. Così come Brian Wasswa attivista della fondazione Children of the Sun (Children Of The Sun) che qualche mese fa, ad ottobre del 2019, è stato colpito a morte.

l’odio ancora una volta sembra essere il motore del mondo. L’attivismo in Uganda non si ferma, ma l’omofobia continua ad uccidere.

 

One thought on “Uganda: nessun diritto per le persone LGBT+”

Comments are closed.