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Senegal: l’infinita lotta per i diritti LGBT+

In Senegal i politici durante la campagna elettorale si mostrano a favore dei diritti LGBT+, ma non mantengono la parola data

Con questa rubrica che in ogni episodio vi porta alla scoperta di un paese in cui essere LGBT+ è illegale, siamo arrivati alla dodicesima tappa. Ormai è quasi stancante leggere un infinito elenco di paesi nei quali l’omosessualità è ripudiata che sembra di leggere sempre la stessa storia, cambia solo il nome della nazione. Eppure è questo che deve suscitare in ognuno di voi: l’essere stanchi di ciò che accade, stanchi di sentire storie atroci di persone maltrattate, stanchi di un mondo che continua a non rispettare i diritti di tutti.

Oggi siamo in Senegal, nell’Africa occidentale e come molte altre nazioni è stato sotto il dominio francese per buona parte del novecento. Ora è finalmente autonomo ed è una tra le nazioni africane economicamente più stabile. L’Islam è la religione dominante in Senegal e questo non può che incidere sull’atteggiamento della società nei confronti della comunità LGBT+.  La religione non fa che amplificare l’anima conservatrice della società.

L’articolo 319 del codice penale afferma: “saranno puniti con la reclusione da uno a cinque anni e multa da 100.000 a 1.500.000 franchi, coloro che abbiano commesso un atto spudorato o innaturale con un individuo dello stesso sesso. Se l’atto è stato commesso con un minore di 21 anni, la pena massima sarà sempre pronunciata.

Tra gli arresti più recenti va ricordato quello del Settembre 2018, nel quale due donne e due uomini vennero arrestati a Dakar per omosessualità, dopo che le persone del loro quartiere avevano fatto circolare un video di queste persone coinvolte in effusioni amorose.

Attivismo:

Secondo gli attivisti, i politici si mostrano “pro-omosessualità” solo ai fini delle elezioni, poi non provvedono mai a mettere in atto nessun tipo di cambiamento a favore della comunità.

In Senegal non ci sono molti luoghi dove le persone LGBT+ possono ritrovarsi, ma diverse associazioni organizzano incontri e workshop per creare momenti di solidarietà e condivisione. Come Sourire de Femme (Sorriso di Donna), l’unico gruppo attivista del paese.

Il vero problema è che a queste nazioni manca la voce, non riescono a farsi sentire e a far valere i propri diritti. Forse dobbiamo iniziare anche noi a strillare per loro, così nessuno potrà più far finta di non sentire.