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L’Arcivescovo Viganò: il Coronavirus è la punizione di Dio per divorziati, aborti e gay

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L’Arcivescovo Carlo Maria Viganò sfrutta il Coronavirus per attaccare i gay, chi è divorziato e le donne che abortiscono.

Sembrerebbe importare poco al nunzio apostolico degli Stati Uniti d’America se il Covid-19 sta facendo migliaia di morti in tutto il mondo.
Chi se ne frega, infatti, se il Coronavirus è diventato una pandemia che ha cambiato le nostre abitudini.
E che importa se quando tutto questo sarà finito, ci vorrà del tempo affinché tutto torni alla normalità (ammesso che torni tutto come qualche mese fa).
L’importante per l’Arcivescovo della Chiesa cattolica è spiegare (senza alcuna base scientifica), perché il virus si è diffuso in tutto il mondo.

Come abbiamo già visto negli articoli precedenti, Viganò è in buona compagnia.
Rick Wiles, il rabbino Meir Mazuz, il prete crisitiano Steven Andrew e anche il consigliere comunale di Trieste Tuiach sono sulla sua stessa lunghezza d’onda.
Il nunzio apostolico però, si è voluto differenziare un po’ dagli altri.
Oltre ad affermare che gli omosessuali sono la causa di tutti mali, infatti, ha voluto precisare che la colpa è anche dei divorziati e delle persone che abortiscono.

I gay, i matrimoni omosessuali, l’aborto e il divorzio.
È per questo che Dio ha voluto punirci con il Covid-19!

L’Arcivescovo Viganò dice la sua sul Coronavirus e relaziona il Covid-19 con i gay.
Come viene riportato anche nell’intervista rilasciata al “The Ramnant“, un quindicinale di orientamento cattolico tradizionalista che viene pubblicato due volte al mese negli USA, il nunzio apostolico ha dato la colpa alla comunità LGBTQ+ se il virus è diventato una pandemia.

Carlo-Maria-Vigano?-Coronavirus-punizione-di-Dio-per-gay-aborti-e-divorzi“L’aborto, che anche durante la pandemia continua a uccidere bambini innocenti; il divorzio, l’eutanasia, l’orrore del cosiddetto matrimonio omosessuale, la celebrazione della sodomia e delle peggiori perversioni, la pornografia, la corruzione dei piccoli, la speculazione delle elite finanziare, la profanazione della domenica.”

Questa è parte dell’affermazione rilasciata da Viganò sul Coronavirus e le possibili cause (non scientifiche) sul perché il Covid-19 è diventato una pandemia.
Non ha risparmiato nessuno: gli omosessuali, chi divorzia, le donne che abortiscono.
Solo qualcuno, secondo lui, può ritenersi “puro” e “senza peccati” a quanto pare.

Un’affermazione e una spiegazione che lascia tutti un po’ perplessi quella dell’Arcivescovo e degli altri suoi “colleghi” di pensiero.
Sembrerebbe, infatti, come viene riportato in questo articolo, che gli omosessuali positivi all’HIV e in terapia siano immuni al Covid-19.
Ma come: non sono i gay, i pride e i matrimoni omosessuali la causa dei tutti i mali tra cui il Coronavirus?
Ahhhhh…quanto è meglio tacere o parlare del tempo a volte, piuttosto che uscirsene con certe affermazioni.

Simone D’Avolio

4 commenti su “L’Arcivescovo Viganò: il Coronavirus è la punizione di Dio per divorziati, aborti e gay

  1. Vergognose idee di un arcivescovo represso sessuslnente e psicologicamente spostato

  2. Gli omosessuali con l’HIV sono già stati puniti da Dio per il loro comportamento contro Dio dall’HIV. Non occorre che vengano puniti anche con il Coronavirus. Pensate pure che siano cose non scientifiche (come se la scienza spiegasse qualsiasi cosa a questo mondo). Quando poi vi presenterete a Nostro Signore dovrete rendere conto come tutti dei vostri peccati. Divorzi, aborti, rapporti prematrimoniali, matrimoni gay e rapporti gay, furti, non andare a messa la domenica, avere idoli al posto di amare Dio, sono tutti peccati e Dio nella sua misericordia cerca di mandare castighi ovvero correzioni, per farvi pentire in questa vita del peccato commesso e purificarvi in modo che quando andrete al suo cospetto, all’inferno non ci finirete probabilmente. L’inferno esiste, continuate a pensare di no, ma il fatto che lo pensiate non ne cancella l’esistenza. E una volta andati all’inferno non c’è via di ritorno. Pensateci prima che sia troppo tardi.

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