fbpx

Pride. Tu perché (non) ci vai?

Pochi temi gay dividono gli stessi gay come il Pride. C’è chi non ne salta uno, chi partecipa col pensiero, e chi li condanna pur non essendoci mai stato. Ognuno ha la sua idea. Ecco la mia.

Il Pride, in un certo senso, è il nostro giorno della memoria. Si celebrano, sì, la diversità e l’amore. Si ricordano le persone non eterosessuali umiliate, vessate o addirittura uccise in passato e ancora oggi, in Italia e nel mondo, per il solo fatto di non essere eterosessuali. Ma prima di ogni cosa, si celebra e si chiede il diritto di vivere senza persecuzioni di sorta. Si marcia ballando, facendo casino o composti e ordinati come a scuola. Ciascuno come preferisce. Si sfila col sorriso, portando colori, musica e – perché no – anche un po’ di sesso ludico per le strade della città. Per mezzo pomeriggio l’anno, si celebra il piacere e la libertà di essere se stessi, di amare chi ti pare e di vivere il sesso senza tabù, censure, vergogna o sensi di colpa. 

Ognuno ci dovrebbe andare per rappresentare se stesso, non perché si sente rappresentato dal Pride. Perché non esiste un logo o un’etichetta che ci rappresenti veramente tutti. Non siamo tutti uguali. A mio avviso, tra l’altro, il Pride non è tenuto a rappresentarmi. Sono io che vado al Pride a rappresentare me stesso in quanto gay, omosessuale, non eterosessuale, sodomita o frocio che dir si voglia. Non ne faccio tanto una questione di orgoglio, quanto piuttosto di dignità. Dignità che qualcuno ancora vuole sottrarre a me e a quelli come me solo perché non siamo eterosessuali.

Non lo sono e non posso farci niente. Sono gay e non me ne vergogno. Dopo aver passato anni a nascondere anche a me stesso chi fossi (perverso, contro natura, diverso, sbagliato, depravato, invertito, deviato, frocio, ricchione, friariell’), da anni vado ai Pride perché nessuno si vergogni più di essere gay, lesbica, trans, queer o bisex. Perché nessuno viva più l’orrore che hanno vissuto gli omosessuali a cui è andata molto peggio di quanto possa essere stato per me nascere, crescere e vivere da gay in un mondo di eterosessuali. Le ragioni per cui anche tante altre persone partecipano al Pride, non le conosco. Forse per gli stessi motivi miei, forse (anche) per altri. Tu, se ci vai, perché ci vai?

pride lega

Ai gay che magari non ci sono mai andati e sostengono che il Pride sia solo una carnevalata inutile e volgare, vorrei dare un consiglio spassionato. Superate l’omofobia interiorizzata che vi rende come chi vi ha fatto soffrire e venite al prossimo Pride. Scoprirete quanto fuorvianti e ingannevoli possono essere certi pregiudizi e stereotipi su questo evento e sulle persone che vi prendono parte. Più siamo, più probabilità abbiamo di farci sentire e contribuire a creare una società più libera, meno fobica e più felice. Anche e soprattutto per quelli non eterosessuali come me. Come voi. Come noi.

Alessandro Cozzolino, life coach

One thought on “Pride. Tu perché (non) ci vai?”

Comments are closed.