Marco Di Nardo e il suo Grembiule Blu. Vi portiamo quest’oggi nel mondo letterario, con un’intervista esclusiva all’autore del romanzo Il Grembiule Blu. Vediamo insieme di cosa si tratta!

Marco Di Nardo: due battute sull’autore e il libro
Marco Di Nardo è giornalista, autore e professionista nel settore operations e servizi finanziari. Da anni si occupa di comunicazione, attualità e approfondimento, collaborando con diverse realtà editoriali italiane nel campo dell’informazione, dello sport e dell’attualità sociale. Oggi vediamo il suo nuovo contributo letterario: Il Grembiule Blu. Romanzo contemporaneo, dalla narrativa introspettiva, emotiva e identitaria, racconta il percorso di un uomo che attraversa relazioni, cambiamenti, lavoro, fragilità e ricerca personale tra Italia e Spagna.
Il Grembiule Blu: identità, crescita e relazioni
Il protagonista si confronta con il peso delle aspettative sociali, con il bisogno di appartenenza e con la difficoltà di trovare uno spazio autentico dentro una società che spesso impone ruoli e definizioni rigide. Attraverso esperienze quotidiane, incontri, legami profondi e momenti di crisi, il romanzo esplora la costruzione di sé, il rapporto con le emozioni e il coraggio di affrontare la propria verità interiore. Più che raccontare semplicemente una storia, Il Grembiule Blu di Marco Di Nardo prova a entrare nelle sfumature dell’animo umano: nella solitudine, nella rinascita, nella vulnerabilità e nel bisogno universale di essere visti e compresi.
Intervista all’autore Marco Di Nardo
Vediamo insieme come si racconta l’autore, e cosa c’ha voluto lasciare della sua opera in uscita. Come prima domanda gli abbiamo chiesto: “In Il Grembiule Blu l’identità sembra essere un percorso più che una definizione. Quanto c’è, secondo te, di universale e quanto di specificamente LGBTQIA+ in questa ricerca di sé?“.
Marco Di Nardo: “Credo che la ricerca della propria identità sia qualcosa di profondamente universale. Tutti, prima o poi, ci troviamo a confrontarci con il bisogno di capire chi siamo davvero, al di là delle aspettative sociali o dei ruoli che ci vengono attribuiti. Allo stesso tempo, penso che il mondo LGBTQIA+ viva spesso questo percorso con una sensibilità ancora più forte, perché temi come accettazione, libertà personale e autenticità diventano centrali nella costruzione di sé“.
E come si affronta ciò all’interno del libro? “Nel romanzo ho cercato di raccontare proprio questo: il desiderio umano di sentirsi accolti senza dover continuamente spiegare o nascondere una parte di sé. Credo che molte persone LGBTQIA+ possano ritrovarsi nelle emozioni, nei dubbi e nei conflitti interiori dei personaggi. Il Grembiule Blu non vuole dare definizioni rigide, ma raccontare percorsi interiori e fragilità che parlano a chiunque abbia cercato il proprio posto nel mondo“.
L’emotività maschile in un mondo che la soffoca
Abbiamo voluto poi proseguire con una domanda contemporanea ma delicatissima: “Hai scelto di raccontare la fragilità emotiva maschile con grande delicatezza. Pensi che oggi, soprattutto per gli uomini queer, esista ancora una difficoltà nel mostrarsi vulnerabili?“.
Ecco la risposta dell’autore Marco Di Nardo: “Sì, credo di sì. Nonostante oggi si parli molto di emozioni e benessere mentale, molti uomini continuano ancora a sentirsi obbligati a mostrarsi forti, controllati e quasi “impenetrabili”. Nel romanzo volevo raccontare proprio questa tensione: il conflitto tra ciò che sentiamo davvero e ciò che pensiamo di dover mostrare agli altri. La vulnerabilità viene spesso percepita come una debolezza, quando invece può essere uno degli atti più autentici e coraggiosi che una persona possa compiere“.
Lo ricolleghiamo adesso alla forza delle persone queer: “E penso che questo tema tocchi in modo molto forte anche il mondo LGBTQIA+, dove per molte persone il percorso verso l’accettazione di sé passa inevitabilmente attraverso momenti di fragilità, paura e bisogno di essere compresi. Il Grembiule Blu prova anche a dire questo: che mostrarsi umani non dovrebbe mai essere qualcosa di cui vergognarsi“.
Marco Di Nardo e le aspettative sociali
Un altro tema molto importante che viene affrontato nel romanzo è quello delle aspettative e le maschere sociali da noi indossate. Ecco perché gli abbiamo chiesto: “Nel romanzo emerge il desiderio di vivere senza maschere. Quanto pesa, nella vita reale, il bisogno di adattarsi alle aspettative sociali per sentirsi accettati?“.
Marco Di Nardo ci risponde così: “Pesa ancora moltissimo. Spesso ci adattiamo alle aspettative degli altri quasi senza accorgercene: nel lavoro, nelle relazioni, nel modo di parlare, di amare o persino di mostrarci emotivamente. Credo che una delle paure più profonde dell’essere umano sia quella di non sentirsi accettato. Per questo molte persone finiscono per costruire versioni di sé più “comode” per gli altri, ma meno autentiche per sé stesse“.
Un tema che alle persone LGBTQIA+ non è estraneo: “Nel romanzo volevo raccontare proprio questo conflitto: il bisogno di appartenenza da una parte e il desiderio di libertà dall’altra. Penso che questo tema sia particolarmente sentito anche nel mondo LGBTQIA+, dove spesso il percorso verso l’autenticità passa attraverso il coraggio di rompere aspettative, etichette e modelli imposti. Alla fine, credo che la vera difficoltà non sia diventare qualcuno, ma trovare il coraggio di essere ciò che si è davvero“.
Quando i temi LGBTQIA+ assumono contesto e non pretesto
Non sempre le tematiche LGBTQIA+ sono affrontate con la giusta importanza. Difatti non è strano che un autore utilizzi personaggi queer solo per fare scena, e non per una vera motivazione. Ecco perché abbiamo chiesto a Marco Di Nardo: “Il tuo libro non è “militante”, ma affronta comunque temi profondamente legati all’esperienza LGBTQIA+. Hai sentito l’esigenza di raccontare queste realtà in modo più intimo che politico?“.
La sua risposta? “Sì, assolutamente. Non volevo scrivere un manifesto, ma raccontare emozioni, relazioni e fragilità in modo umano e vicino alle persone. Credo che l’intimità, a volte, riesca ad arrivare più in profondità della politica. Le battaglie per i diritti sono fondamentali, ma penso sia importante anche raccontare cosa significa vivere certe emozioni nel quotidiano: il bisogno di sentirsi accettati, la paura del giudizio, il desiderio di essere amati senza dover cambiare sé stessi“.
E come traspare questo passaggio nel libro? “Nel romanzo ho cercato di dare spazio soprattutto alla dimensione emotiva e interiore dei personaggi, perché spesso è lì che nascono i conflitti più profondi. Penso che molte persone LGBTQIA+ possano ritrovare in queste pagine sensazioni vissute realmente, anche senza che il libro senta il bisogno di trasformarle continuamente in slogan o dichiarazioni esplicite“.
Marco Di Nardo sul bisogno di appartenenza
Sempre rimanendo in tema, abbiamo poi voluto toccare un altro aspetto dell’esperienza LGBTQIA+: quel bisogno di appartenenza intrinseco in tutti noi. Ecco perché abbiamo chiesto a Marco Di Nardo: “Uno dei temi più forti del romanzo è il bisogno di appartenenza. Secondo te, le persone LGBTQIA+ vivono questo bisogno in modo diverso o più intenso rispetto ad altri?“.
Lui ci risponde così: “Credo che il bisogno di appartenenza sia universale, ma penso anche che molte persone LGBTQIA+ lo vivano in modo particolarmente intenso. Quando per anni ti senti “fuori posto”, giudicato o costretto a nascondere parti di te, il desiderio di trovare uno spazio sicuro in cui essere semplicemente sé stessi diventa ancora più forte“.
Perciò ha costruito il suo romanzo in questa maniera: “Nel romanzo questo tema emerge spesso: i personaggi cercano connessioni autentiche, luoghi emotivi in cui sentirsi finalmente accolti senza dover recitare un ruolo. Penso che molte persone LGBTQIA+ possano riconoscersi proprio in questa ricerca: non tanto il bisogno di essere uguali agli altri, ma quello di sentirsi liberi di esistere senza paura di perdere amore, rispetto o appartenenza. E forse è proprio lì che nasce la parte più umana della storia“.
Un viaggio europeo: dall’Italia alla Spagna
Per svagare un po’ con la testa e con il cuore siamo poi passati ad un tema più leggero. Perciò abbiamo chiesto al nostro autore: “Nel libro Italia e Spagna fanno da sfondo al percorso del protagonista. Hai percepito differenze culturali nel modo di vivere la libertà personale e l’identità affettiva?“.
Marco Di Nardo racconta così: “Sì, credo che esistano differenze culturali abbastanza evidenti. Ho percepito nella realtà spagnola, soprattutto in città come Barcellona, un rapporto spesso più naturale e meno giudicante nei confronti dell’identità personale e affettiva. Questo non significa che non esistano difficoltà o pregiudizi, ma forse c’è una maggiore libertà nel vivere sé stessi senza sentirsi continuamente osservati o definiti dagli altri“.
E che ruolo ha questo approccio culturale nel libro? “Nel romanzo Italia e Spagna non sono soltanto luoghi geografici: rappresentano anche due modi diversi di respirare le relazioni, la libertà e il senso di appartenenza. Mi interessava raccontare proprio questo contrasto emotivo e culturale, perché a volte cambiare città o Paese significa anche concedersi la possibilità di guardarsi con occhi nuovi“.
Marco Di Nardo non impone vincoli: nella sua storia tutti possono riconoscersi
Un punto cruciale di questo romanzo è forse l’assenza di quelle etichette che tanto ci stanno strette. Non c’è bisogno di dare per forza una scatola in cui racchiudere un personaggio. Perciò abbiamo chiesto a Marco Di Nardo: “Molti lettori LGBTQIA+ potrebbero riconoscersi nei conflitti interiori del protagonista, anche senza etichette esplicite. Quanto era importante per te lasciare spazio all’interpretazione personale?“.
L’autore non esita un singolo istante: “Era molto importante. Non volevo costruire personaggi “chiusi” dentro definizioni rigide, ma persone attraversate da emozioni, dubbi, desideri e conflitti interiori nei quali il lettore potesse entrare liberamente“, ci dice lui. “Credo che molte esperienze umane -soprattutto quelle legate all’identità, all’affettività e al bisogno di essere accettati- non abbiano sempre bisogno di essere spiegate in modo esplicito per risultare vere o riconoscibili“.
Poi prosegue: “Lasciare spazio all’interpretazione permette ai lettori di entrare nella storia con la propria sensibilità, il proprio vissuto e le proprie emozioni. E penso che proprio per questo molte persone LGBTQIA+ possano sentirsi vicine ad alcuni passaggi del romanzo, anche senza etichette dichiarate. Mi interessava più creare empatia che definizioni“.
Un messaggio potente: si comunica continuamente, ma ci si ascolta sempre meno
Una frase ha colpito molto la nostra redazione: “Hai scritto che oggi si comunica continuamente, ma ci si ascolta sempre meno. Pensi che questo valga anche per il modo in cui vengono raccontate le identità LGBTQIA+ nei media e nella società?“.
Marco Di Nardo coglie il messaggio in pieno: “Sì, credo di sì. Spesso oggi si parla moltissimo di identità LGBTQIA+, ma non sempre lo si fa con vero ascolto o profondità. A volte il rischio è trasformare esperienze umane molto complesse in etichette veloci, slogan o discussioni superficiali. Penso invece che dietro ogni percorso personale ci siano emozioni, paure, fragilità e storie che meritano di essere raccontate con più sensibilità e autenticità“.
Questa riflessione continua nel suo libro: “Nel romanzo mi interessava proprio questo: provare a rallentare il rumore e dare spazio alle sfumature interiori dei personaggi, senza giudicarli o semplificarli. Credo che molte persone LGBTQIA+ sentano ancora oggi il bisogno non solo di essere rappresentate, ma soprattutto di sentirsi comprese davvero“.
Marco Di Nardo ci racconta del ruolo della solitudine
Soprattutto per le persone LGBTQIA+ il tema della solitudine acquista quasi l’importanza di una pietra miliare; costituisce le basi della scoperta di noi stessi, della spinta all’appartenenza. Ci porta a riunirci, riconoscerci sotto uno spettro o un termine ombrello. Perciò abbiamo chiesto a Marco Di Nardo: “Nel romanzo la solitudine sembra avere un ruolo centrale, ma anche trasformativo. La solitudine può diventare uno spazio necessario per capire chi siamo davvero?“.
La sua risposta non è tardata ad arrivare: “Sì, penso che possa diventarlo. La solitudine fa paura perché ci costringe a restare soli con noi stessi, senza distrazioni e senza maschere. Però proprio per questo, a volte, può trasformarsi in uno spazio molto sincero di consapevolezza. Nel romanzo la solitudine non è soltanto assenza di qualcuno, ma anche un momento di passaggio: i personaggi si trovano spesso a confrontarsi con parti di sé che avevano ignorato o nascosto“.
Un’esperienza condivisa molto dalla comunità LGBTQIA+: “Credo che questo tema tocchi profondamente anche molte persone LGBTQIA+, perché il percorso verso l’accettazione di sé passa spesso attraverso momenti di isolamento, dubbio o sensazione di non appartenenza. Ma proprio lì, in certi silenzi, può nascere anche una nuova libertà: quella di capire chi siamo davvero, al di là dello sguardo degli altri“.
Chiudiamo l’intervista rivolgendoci ai lettori
È arrivata infine la conclusione di questo bellissimo intervento. E per lasciarvi con qualcosa di significativo, abbiamo chiesto all’autore: “Se dovessi lasciare un messaggio ai lettori LGBTQIA+ che si sentiranno toccati da questo libro, quale speri sia la domanda o la riflessione che porteranno con sé dopo l’ultima pagina?“.
Marco Di Nardo anticipa quindi così: “Spero che possano chiudere il libro con una domanda semplice ma profonda: quanto di ciò che mostro agli altri coincide davvero con ciò che sono?. Credo che molte persone LGBTQIA+ conoscano bene la fatica di sentirsi divise tra il bisogno di essere accettate e il desiderio di vivere sé stesse in modo autentico. Se il romanzo riuscirà a lasciare anche solo un piccolo spazio di riflessione, empatia o riconoscimento interiore, allora avrà raggiunto qualcosa di importante. Più che dare risposte definitive, mi piacerebbe che Il Grembiule Blu aiutasse qualcuno a sentirsi meno solo nelle proprie fragilità e più libero di ascoltare la propria verità personale“.
Ringraziamo profondamente Marco Di Nardo per averci scelto per raccontare di sé e del suo nuovo libro, Il Grembiule Blu, nella speranza che possa raggiungere quanti più lettori possibile.
Aeden Russo
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