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Kuwait: la scelta tra l’essere LGBT+ o essere liberi

Omosessualità in Kuwait: un reato da sei anni di carcere

Questa rubrica che affronta ogni episodio un paese in cui essere LGBT+ è illegale ha conosciuto diversi paesi, e per quanto vi possano sembrare già tanti, purtroppo la lista è ancora lunga. Oggi parleremo del Kuwait.

Il Kuwait è una nazione dell’Asia sud-occidentale, che probabilmente vi è nota per il petrolio. La questione del petrolio ha causato spesso guerre e disordini sociali sul territorio, di conseguenza la pace non è mai stata sovrana della nazione. Attualmente pare che il paese abbia trovato la propria serenità con una monarchia costituzionale, con un sistema di governo parlamentare, dove il capo dello Stato è l’Emiro, che è un titolo semi-ereditario.

Il codice penale contiene alcune disposizioni generali contro la dissolutezza e l’immoralità che possono essere utilizzate per punire le persone LGBT+. Ovvero nello specifico l’articolo 193 del codice penale punisce con sei anni di reclusione la “dissolutezza”, che dai tribunali viene interpretata come omosessualità maschile.

Invece l’articolo 198 fino al 2008 vietava “l’immoralità pubblica” poi è stato ampliato per far diventare fuorilegge “l’imitazione di un membro del sesso opposto”.

La situazione per la comunità LGBT+ non sembra in via di miglioramento: le istituzioni non hanno a cuore la questione e non sembra essere un argomento importante.

Attivismo:

In questo momento non sono note associazioni o enti che si occupino della difesa dei diritti LGBT+. Il motivo principale è che qualsiasi gruppo o club deve essere approvato dal Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, il quale non ha mai formalmente risposto.

Il nome Kuwait è il diminutivo di una parola araba che significa piccola fortezza sinonimo di castello. Non resta che sperare che l’etimologia della parola stia silenziosamente dando un indizio sulla fine della storia di questa nazione. Come in una favola, un giorno nel piccolo castello vivranno tutti felici e contenti.

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