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Birmania: verso la conquista dei diritti LGBT+

L’arte e l’amore sono gli ingredienti fondamentali per una società solidale ed inclusiva, ce lo insegna la Birmania.

La Birmania (o Myanmar), ufficialmente Repubblica dell’Unione del Myanmar ha avuto molteplici dominazioni. Come la Mauritania dopo l’indipendenza dalle colonie inglesi, ha visto susseguirsi un governo, abbattuto da un colpo di stato e una dittatura militare.

La Birmania è un paese multi-religioso, la religione maggiormente praticata è il Il buddhismo Theravāda, la più diffusa forma di buddhismo dell’Asia Meridionale. Sono presenti anche popolazioni cristiane e musulmane, le quali però si trovano di fronte a una persecuzione religiosa. Il governo militare ha revocato la cittadinanza dei musulmani e ha attaccato le minoranze etniche cristiane. Si evince che la diversità non è ben accetta e che, nonostante il buddismo insegni la solidarietà come valore fondamentale, le minoranze non sono rispettate. Minoranze che possono essere religiose, sessuali o di qualsiasi altra tipologia.

La comunità LGBT+ quindi, è sicuramente in difficoltà. Ormai non è più sorprendente il fatto che l’omosessualità non sia solo socialmente denigrata, ma anche legalmente. L’articolo 377 del codice penale vieta le relazioni omosessuali: “Chiunque abbia volontariamente rapporti omosessuali con qualsiasi uomo, donna o animale deve essere punito con la reclusione a vita o con la reclusione per un periodo non inferiore a 2 anni che può estendersi fino a 10 anni ed è anche responsabile di un’ammenda che non deve essere inferiore a quattrocento rupie che può estendersi a mille rupie.”

Attivismo:

Sembra esserci una luce infondo al tunnel, dopo alcune riforme politiche, l’omosessualità e l’espressione di genere sembrano finalmente essere socialmente accettate, anche se ancora restano illegali secondo il codice penale.

Nel 2012 è stato celebrato il primo gay pride e nel 2018 ne è stato concesso uno ancora più grande al quale erano presenti quasi 10.000 partecipanti.

L’arte ancora una volta ha usato la sua potenza come forma di denuncia e ha contribuito alla lotta per i diritti LGBT+. Nel 2016, infatti, è uscito un film intitolato The Gemini, il quale condanna pubblicamente le leggi contro l’omosessualità e promuove la battaglia per i diritti LGBT+.

E se l’arte ha creato un film, l’amore ha unito le persone ed ha aperto il primo caffè LGBT+ del Paese, chiamato My Place. L’attrice Khine Hnin Wai e il suo socio Junior Dennis hanno allestito il caffè in un centro commerciale. Junior Dennis ha dichiarato: “Voglio che le persone LGBT+ si sentano al sicuro, rilassati e uguali a tutti gli altri quando vengono a My Place.”

La lotta ai diritti inizia a dare i primi frutti, il prossimo passo è l’abolizione della legge 377 del codice penale, e saremo qui, con il cuore aperto ad aspettare che accada.