SalTo 2026, il mio primo da autore

SalTo 2026, il mio primo da autore. Vi voglio portare nei retroscena di una fiera di settore: com’è ritrovarsi lì, cos’ho lasciato e cosa mi ha insegnato. Ma vediamolo insieme.

 

SalTo nel cielo: il primo aereo preso completamente da solo

Il mio SalTo è iniziato molto prima di mettere piede dentro Lingotto Fiere. Parte tutto all’aeroporto di Napoli Capodichino, con uno zaino enorme sulle spalle e l’ansia che mi divorava vivo. È la primissima volta che prendo un aereo da solo. Per me che soffro di vertigini mi è sembrato quasi di superare un ostacolo invisibile. Riassume perfettamente tutto ciò che è stato questo viaggio: un continuo superare limiti che nemmeno pensavo di avere.

Dopo una serie infinita di problemi al gate, da bravo napoletano quale sono, riesco pure a superare i controlli senza pagare il bagaglio a mano troppo grande. Ma chi scrive, disegna e vive di creatività lo sa: quando parti ti porti dietro mezzo mondo. Un’ora e mezza dopo ero a Torino, per la seconda volta nella mia vita, ma senza averla mai davvero vissuta. Mi sentivo completamente spaesato, piccolo in mezzo a una città enorme che ancora non conoscevo.

Raggiungo il treno che mi avrebbe portato verso il SalTo e lì succede qualcosa di semplice ma importantissimo: incontro altre persone dirette alla fiera. Una benedizione divina. Davvero. In quel momento ho capito che non ero l’unico ad avere paura, aspettative, sogni e stanchezza addosso. A volte basta condividere una destinazione per sentirsi meno soli.

Una città di libri chiamata Salone del Libro di Torino

Quando sono uscito dalla stazione e mi sono ritrovato il SalTo direttamente davanti agli occhi, credo di aver avuto uno dei momenti più belli della mia vita. Uscire dalla stazione e ritrovarsi direttamente la fiera di fronte è stato qualcosa di meraviglioso. Un sogno ad occhi aperti. E lo era davvero. Non ero mai stato al Salone del Libro di Torino e mi sembrava di collezionare prime volte come un bambino che scopre il mondo.

Una volta scansionato il biglietto, mi sono sentito catapultato dentro una città parallela. Il SalTo non sembra nemmeno una fiera: è un universo costruito interamente da libri, stand, corridoi infiniti e persone che condividono la tua stessa ossessione. Eppure, in mezzo a quel mare umano, io mi sentivo terrorizzato.

Le prime sei ore sono state devastanti mentalmente. Continuavo a chiedermi: “Come dico loro quello che sto provando senza spaventare? Come posso far appassionare al mio racconto senza necessariamente spingermi alla vendita?”. Avevo paura di sembrare insistente, fuori posto, non abbastanza bravo. In mezzo a migliaia di persone mi sentivo incredibilmente solo. “Sono all’altezza? Oppure questo evento è più grande di me?”. Credo sia una domanda che ogni autore emergente si porta dentro quando arriva al SalTo per la prima volta.

Il mio libro al SalTo

 

SalTo e la prima copia venduta che non dimenticherò mai

Poi, verso le 19:00, è successo qualcosa che non dimenticherò mai. Il primo libro ha trovato una nuova casa. Ancora oggi faccio fatica a spiegare cosa ho provato in quel momento. Ero completamente nel pallone. Non trovavo i gadget, dimenticavo i prezzi, parlavo in modo sconnesso. Un disastro totale. Eppure qualcuno si è fermato. Qualcuno ha creduto in me.

Quella persona non ha comprato semplicemente un libro. Ha comprato una parte della mia vita, delle mie paure, del mio passato. Una persona ha creduto in me, e questa parte della mia storia adesso è nelle sue mani. È una sensazione difficilissima da spiegare a chi non scrive. Perché quando crei qualcosa di tuo, soprattutto un primo libro, ci riversi dentro anni di emozioni, pensieri e ferite.

La giornata si conclude con una cena insieme agli altri colleghi dello stand. E lì succede un’altra cosa importantissima. Per la prima volta da tantissimo tempo non mi sento fuori posto. Non mi sono sentito isolato, al tavolo sbagliato, che nessuno era disposto ad ascoltarmi. Eravamo semplicemente persone che avevano dedicato tempo, energia e cuore alle proprie storie. Nessuno migliore dell’altro. Solo colleghi, finalmente.

Il secondo giorno e la speranza che cresce lentamente

Il secondo giorno al SalTo è iniziato quasi subito con una sorpresa. Manco ho messo piede in fiera che il secondo libro in meno di un’ora è andato via da me. Ricordo ancora quella sensazione di stupore misto incredulità. Pensavo: forse allora qualcosa di buono lo sto facendo davvero. Poche ore dopo arriva anche il terzo libro venduto. E lì ho iniziato seriamente a sperare che fosse quella la mia strada. Ogni copia che lasciavo andare mi sembrava un pezzo di passato affidato nelle mani di qualcun altro. È una sensazione strana: da una parte ti senti vulnerabile, dall’altra incredibilmente vivo.

Nel frattempo giravo per gli stand, parlavo con altri autori, osservavo libri, copertine, persone. E ho capito una cosa fondamentale: il SalTo non è solo vendita. È anche incontrare persone con un passato simile al tuo, condividere sogni e speranze, creare dibattiti e confrontarsi su questioni più complesse di noi. Questa è probabilmente la parte più bella di tutta l’esperienza. Mi hanno raggiunto anche alcune amiche. Abbiamo registrato vlog, parlato di libri e vita. Ma verso sera qualcosa dentro di me ha iniziato a incrinarsi.

Una delle poesie tratta dalla mia raccolta

 

SalTo, il confronto con gli altri e quella sensazione di non essere abbastanza

Credo che la parte più dura del SalTo sia stata il confronto costante con gli altri. Vedevo autori dichiarare il sold out delle proprie copie, file di lettori in attesa di un autografo, persone che sembravano perfettamente nel loro elemento. E poi c’ero io, con le mie insicurezze. Non scrivo un genere semplice, che piace a tutti. Il mio primo libro è voluminoso, forse troppo, forse spaventoso”. Mi sentivo quasi sbagliato. Come se il mercato chiedesse immediatezza, semplicità, prodotti facili da consumare, mentre io avevo scritto qualcosa di estremamente personale e pesante emotivamente.

L’ho curato e cresciuto come fosse un figlio, ma di carta ecologica e riciclata. Questa frase credo racconti perfettamente il mio rapporto con il libro. Non era un prodotto da vendere. Era una parte viva di me. E allora iniziavo a chiedermi se stessi facendo abbastanza. “Ho paura di ricadere nella banalità, nella svendita delle mie idee”. Perché al SalTo il rischio di paragonarti continuamente agli altri è enorme. Ti chiedi se sei troppo lento, troppo diverso, troppo complicato. E forse nessuno parla abbastanza di questa parte dell’esperienza.

L’ultimo giorno e la malinconia che prende il sopravvento

Quando è arrivato il Sabato, mi aspettavo il caos assoluto. Tutti parlavano di corridoi bloccati e fiumi di persone ingestibili. E invece la realtà è stata diversa da come l’avevo immaginata. Il quarto libro è andato via prima di pranzo. Lo lascio nelle mani di una persona estremamente curiosa, mi ha chiesto la qualunque, l’ho affascinata con la semplicità del mio racconto. Ed è lì che ho realizzato una cosa bellissima: forse non avevo bisogno di diventare il più rumoroso della fiera. Forse bastava essere sincero.

È questo il SalTo? Scambiarsi parti di sé alla velocità della luce?. In quel momento ho pensato tantissimo anche al titolo del mio libro: Chi viene e chi va. Perché il Salone è esattamente questo. Persone che si incontrano, si sfiorano, si raccontano qualcosa e poi spariscono di nuovo. Quel giorno ho conosciuto blogger, ricevuto interviste, parlato con tantissime persone. Ma insieme alla gratitudine cresceva anche una malinconia fortissima. Sapevo che presto tutto sarebbe finito.

SalTo, il ritorno a casa e tutto quello che Torino mi ha insegnato

L’ultima mattina a Torino è stata devastante. Sveglia alle quattro, ansia addosso e la città completamente deserta. Corro per le strade desolate, fuggendo da clochard, ratti e pantegane. Mi sembrava quasi una scena surreale. Quando finalmente arrivo in aeroporto, sento solo stanchezza. Una stanchezza fisica, mentale ed emotiva insieme. Ma appena salgo sull’aereo penso una cosa soltanto: “Non sono mai stato così contento di tornare”. Eppure, appena atterrato, capisco anche che il SalTo non era davvero finito. Perché verso le 16:00 vendo anche il quinto e ultimo libro. Da casa. In silenzio. Quasi come una chiusura simbolica di tutto il viaggio.

Non so quanto sia andata effettivamente bene, cos’ho seminato e cosa raccoglierò. Ed è la verità più onesta che posso dire. Non so se il mio SalTo sia stato un successo o meno. Non so se tutto questo porterà davvero qualcosa di concreto nella mia vita. So però che Torino mi ha lasciato qualcosa dentro. Mi ha insegnato quanto sia difficile esporsi davvero. Quanto faccia paura essere vulnerabili davanti agli altri. E quanto, nonostante tutto, valga comunque la pena provarci.

Il poster del SalTo26 realizzato con la cover del mio libro

 

Così si chiude la mia storia, così si chiude il mio SalTo -nel vuoto. E chissà, magari ne verrà fuori qualcosa di estremamente eccezionale.

Aeden Russo

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