Pride, Arrevutamm rompe il silenzio: “Basta fake news”

Pride, Arrevutamm rompe il silenzio: “Basta fake news“. Il comunicato ricostruisce quanto accaduto al Napoli Pride del 27 Giugno, e che direzioni si sono prese da allora. Vediamolo insieme.

 

Pride: Arrevutamm pubblica la propria versione dei fatti

Negli ultimi giorni il dibattito attorno al Napoli Pride si è acceso come non accadeva da tempo. Tra ricostruzioni contrastanti, accuse reciproche e numerosi commenti sui social, l’Arrevutamm Pride ha deciso di pubblicare un lungo comunicato per raccontare la propria versione degli eventi e rispondere a quelle che definisce “fake news“. Il documento ripercorre le tensioni nate già nel 2025, spiegando le ragioni politiche che hanno portato alla rottura con parte del Comitato organizzatore e chiarendo il significato della contestazione avvenuta durante il corteo del 2026.

Nel comunicato si legge infatti: “Che cosa è accaduto quest’anno al Napoli Pride? Siccome stanno circolando diverse fake news teniamo anche noi a prendere parola affinché tutto sia chiaro e alla luce del sole“. Da questo presupposto prende forma un racconto molto dettagliato che affronta diversi aspetti della vicenda, dalla presenza dell’associazione Keshet fino agli scontri verbali e fisici denunciati dagli organizzatori dell’Arrevutamm.

Le origini dello scontro risalgono già al 2025

Secondo il comunicato, il punto di rottura non nasce durante il Pride di quest’anno ma affonda le radici nell’edizione precedente. L’Arrevutamm ricorda infatti che “Nel 2025, a seguito del viaggio di Antonello Sannino (Presidente di Antinoo Arcigay Napoli) a Tel Aviv su invito del Ministro degli Esteri israeliano, si determina la rottura del Comitato Pride con l’uscita dell’Associazione Transessuale Napoli – ATN e ALFI – Le Maree per incompatibilità rispetto alle ambiguità sul sionismo politico“.

Gli attivisti spiegano inoltre di aver già contestato criticamente il Napoli Pride dello scorso anno insieme ad ATN e ad altri gruppi politici. Nel documento si legge infatti: “Abbiamo ritenuto necessario farlo già allora perché crediamo che i valori del Pride siano semplicemente incompatibili con quelli di chi nega che a Gaza si stia consumando un genocidio“. Il comunicato insiste sul fatto che la contestazione non sarebbe mai stata rivolta contro l’identità religiosa delle persone coinvolte, ma esclusivamente contro precise posizioni politiche ritenute incompatibili con la visione dell’Arrevutamm.

Pride: la posizione su Keshet e le accuse di antisemitismo

Uno dei punti più delicati del comunicato riguarda proprio le accuse di antisemitismo che sono circolate dopo il corteo. L’Arrevutamm respinge con forza questa lettura e precisa: “Riguardo alle accuse di antisemitismo: non abbiamo mai contestato l* attivist* di Keshet per la loro fede ebraica, ma perché hanno sempre rifiutato di condannare il genocidio in Palestina in quanto tale, rispondendo anche con violenza a chi sfilava con bandiere palestinesi e cartelli contro il genocidio“. Gli attivisti aggiungono che, secondo la loro posizione politica, “L’antisionismo non è l’antisemitismo, è antifascismo!“.

Nel comunicato viene inoltre spiegato perché la presenza dell’associazione Keshet venga considerata incompatibile con il Pride organizzato dall’Arrevutamm: “Contestiamo la presenza di Keshet in quanto associazione con persone che sfilano al Pride con gli stessi simboli arcobaleno che l’IDF appone su fucili, carri armati ed espone sulle macerie di Gaza, della Cisgiordania, del Libano“. Per gli organizzatori, quindi, il nodo della questione riguarda esclusivamente la dimensione politica del conflitto israelo-palestinese e non l’identità religiosa dei partecipanti.

La ricostruzione della protesta durante il corteo

Entrando nei fatti della settimana scorsa, il comunicato sostiene che fossero state fatte precise promesse riguardo all’assenza di Keshet dal corteo. Secondo Arrevutamm, “Quest’anno Arcigay Napoli, dopo un tentativo di ricostruzione del Comitato organizzativo, aveva promesso ad ATN e ALFI che Keshet non sarebbe stata presente“. Tuttavia, sempre secondo quanto riportato, “Nonostante la promessa, l’associazione sionista era ben riconoscibile dalle magliette col logo dell’associazione“. Da qui la decisione di bloccare temporaneamente il carro interessato.

Gli attivisti raccontano: “Abbiamo deciso di bloccare questo carro per denunciare la contraddizione e il tradimento delle promesse fatto ad ATN e ALFI“. Nel comunicato viene inoltre denunciato che “è stato in quel momento che un membro dello staff di questo carro ha spintonato un militante di Arrevutamm, cui è seguito Di Leo, presidente di Pride Vesuvio, che a sua volta ha cercato di aggredirci“. Si tratta di una ricostruzione contenuta nel documento e presentata come testimonianza diretta degli organizzatori.

Pride: le accuse sulle aggressioni e la risposta alle fake news

L’Arrevutamm afferma inoltre di aver appreso che “gli attivisti di Keshet hanno aggredito, all’interno del backstage del palco del Pride, la attivista di ATN che aveva ribadito la loro contrarietà alla loro presenza lì ed il loro sostegno al popolo palestinese“. Da quel momento, spiegano, sarebbe ripresa la contestazione con il coro “Fuori i sionisti da questo Pride!“, precisando che sarebbe avvenuta “da FUORI il backstage e a debita distanza da esso“. Il comunicato sostiene poi che la risposta sarebbe consistita in “insulti, diti medi e lanci di bottiglie piene“.

Una parte consistente del testo è dedicata anche a smentire le accuse ricevute nei giorni successivi. Gli organizzatori scrivono infatti: “In questi giorni abbiamo ricevuto diverse accuse: di aver lanciato liquido urticante, di aver strappato le kippah, di aver agito in nome dell’antisemitismo… tutte bugie!” E aggiungono: “La nostra contestazione è stata animata solo da cori, bandiere della Palestina, qualche gavettone e un po’ d’acqua“. A seguire sarebbe intervenuta la Digos e la Guardia di Finanza, che avrebbero tentato di far soffocare l’acceso dibattito spingendo i manifestanti fuori dalla piazza.

Solidarietà alle attiviste e prospettive future

Nella parte conclusiva del documento il Pride Arrevutamm esprime vicinanza ad alcune figure coinvolte negli avvenimenti. Si legge infatti: “Ci tenevamo ad esprimere solidarietà ad Ileana Capurro, presidente di ATN, per le aggressioni che ha subito nel retropalco mentre difendeva i valori anti genocidari che avrebbero dovuto fondare il Pride secondo la piattaforma politica; a ringraziare l’associazione ATN tutta per l’impegno sincero nella solidarietà al popolo palestinese; e ad esprimere solidarietà a Daniela Lourdes Falanga per gli attacchi ricevuti e per le false accuse utilizzate per colpire la sua attività ventennale di attivista“.

Il comunicato si conclude ribadendo che la mobilitazione proseguirà anche nei prossimi mesi: “Continueremo a bussare alla porta di Comune e Regione affinché qualsiasi rapporto con un’entità genocidaria cessi formalmente, senza ambiguità o tentennamenti ulteriori“. E infine con la frase che sintetizza la posizione dell’Arrevutamm: “Fino e anche oltre quel momento l* froc* sanno da che parte stare: Palestina libera, dal fiume fino al mare!“.

Considerazioni finali sulle azioni dell’Arrevutamm Pride

Vorrei spendere adesso due parole sull’accaduto. Oramai non partecipo più al Napoli Pride da diverso tempo, soprattutto per le varie decisioni organizzative. I dati -e i video- parlano chiaro: è stata l’edizione meno partecipata di sempre, e nel giorno della trentesima edizione. Non posso inoltre tollerare scontri interni per incongruenze di pensiero politico. Non stiamo condannando gli ebrei perché tali, mai stato. Ma chiedere al Pride di essere politico nel supporto della pace per qualsiasi popolo? Mi pare doveroso.

Sono molto a favore della presa di posizione dell’Arrevutamm Pride. Si tratta di rendere il Pride inclusivo, non decidere quali fazioni possano essere rappresentate e quali non. Dove tacere, reprimere e aggredire, e dove invece far sfilare con orgoglio e senza giudizio. La lotta della comunità è per i diritti di tutti, senza lasciare indietro nessuno. Keshet, per quanto mi riguarda, è la benvenuta. Ma gradirei che non strumentalizzasse la propria fede per testimoniare una repressione che, almeno dalla comunità che mi rappresenta, non c’è.

Il comunicato, in questo, è limpido come il sole. Sta adesso al Napoli Pride rispondere, e con delle azioni concrete. Chiediamo trasparenza e umiltà nelle decisioni del comitato organizzativo. Ma soprattutto: le promesse dovrebbero essere mantenute, o non avanzate affatto.

Aeden Russo

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