La fabbrica dell’adolescente transgender

La fabbrica dell’adolescente transgender“. Così si parla della comunità trans a Trento. Parliamo dei problemi che questa comunicazione inefficace può andare a generare.

Come umiliare la comunità transgender in semplici mosse

Leggo la notizia giusto poco tempo addietro dal profilo ufficiale di Alessandro Zan su Instagram. Un cartellone agghiacciante, con i colori della comunità trans, che la denigra e umilia. È così che a Trento decidono di affrontare i temi sull’essere transgender. Attaccando direttamente questa fascia protetta. Accompagna il manifesto una frase: “Che scuola è questa?“. Ma che educazione è questa, invece? Insegnare a tutti come non ci si comporta in società?

Di cosa si tratta esattamente

Il manifesto riguarda la relatrice Silvia Guerini, attivista e saggista che a fine mese terrà una conferenza al Teatro San Marco. Partiamo dal presupposto che il suo intervento porta il nome “Riflessioni critiche all’ideologia gender“. E di critico, qui, ci sono parole e immagini accostate all’argomento. Una mandria di uomini e donne che, passate dentro una macchina, si trasformano in ibridi con connotati diversi. Come se fossero incollati tra di loro alla rinfusa. Come se non potesse essere raccontata peggio la comunità transgender.

Questo non è il modo per parlare della comunità transgender

Iniziamo a spacchettare quest’immagine con assenza di morale e pudore da diversi punti di vista. Come abbiamo raccontato anche in altri interventi, l’ideologia gender non esiste. Anzi, è una terminologia inesatta di stampo d’estrema destra per raccontare una realtà che non conoscono. La comunità transgender esiste dagli albori della società. Questo perché l’identità di genere è un costrutto sociale, e non biologico. La scienza stessa dice che non esiste il binarismo, ma un modo plurimo della nostra genetica di esprimersi.

Ecco delle reali fonti d’informazione

In caso ai più scettici ci fosse bisogno di fonti, ve le riporto subito. La storia registra casi di conclamata esistenza della comunità transgender sin dall’antichità. I nativi americani parlavano di terzo genere. Nell’antico regno di Assiria si parlava di individui transgender nell’alta società pubblica. La discendenza Hijra indiana riconosce il terzo genere. Anche in Persia poeti e autori parlavano delle identità trans, registrando la loro esistenza. Queste sono solo alcune delle centinaia d’informazioni, tutte accessibili e documentate.

La comunità transgender è vittima dell’ideologia gender

Quindi da dove viene l’ideologia gender? Dalla paura. Il termine venne coniato verso i primi anni ’90 circa. Tra ambienti conservatori e cattolici c’era la necessità di dare un nome al nemico comune: la comunità transgender. Usare propriamente una terminologia già riconosciuta, propria, era validare la loro esistenza. Invece passare all’utilizzo di un linguaggio come “teoria”, “ideologia”, ha dato loro potere di poter dire che l’ordine “naturale” della società stava venendo meno. Inesatto. Questo linguaggio invece è ciò che dà combustibile a posizioni sessiste e omofobe in questo Paese.

Non è un vero dialogo critico questo

Quindi è già chiaro che di riflessioni critiche non ci sarà nulla, anzi. Si tratterà dell’ennesimo comizio di stampo estremo-destra. Un focolaio di disinformazione, omissioni e pregiudizi infondati. Al massimo la criticità sta nel come queste riflessioni vengono spalmate dinnanzi la società odierna. Nessuno vuole togliere libertà di parola, assolutamente. Parlate della comunità transgender come più vi aggrada. Ma non in un dialogo a senso unico. Qui non si tratta di dibattere intelligentemente su una questione delicata. Parliamo invece dell’ennesima presa di potere in un argomento che non vi riguarda.

Massima esponente della comunità transgender? Chi è Silvia Guerini

Ma l’altissima Silvia Guerini, di grazia, chi sarebbe? Massima esperta dell’argomento, per caso? Accanita scienziata, esperta della comunità transgender? No. Si tratta di una donna che si definisce femminista. Da tale dovresti combattere per i diritti di tutti gli oppressi, giusto? E lottare per i pari diritti. Invece no. Nel tempo libero si diverte ad insinuare che una minoranza della popolazione umana, ossia la comunità trans, è solo un pretesto per i più forti per poter esercitare violenza economica e finanziaria nel nostro mondo oramai digitalizzato. Chi le dice, invece, che siamo il capro espiatorio per far sì di tenere il mondo con gli occhi puntati su problemi inesistenti e nel frattempo togliere diritti a chiunque? A quanto pare nessuno.

Ma che ragionamenti stai promuovendo…

Cara Silvia, ma magari fosse in atto un raffinato inganno del potere! Se avessimo tutto questo monopolio sul mondo direi che ci saremmo dati un po’ di tempo fa tutti i diritti che ci spettano. Ma magari, dico magari eh, questa lotta di liberazione è veramente in atto. Forse la comunità transgender è realmente oppressa, sull’orlo del genocidio, vittima della società, delle leggi e di chiunque ci voglia metter bocca. Magari i ragazzi smettono di stare agli stereotipi di genere perché, per l’appunto, sono assunzioni. Magari s’innamorano del sesso opposto, o di altri generi, perché ci si è sempre innamorati a prescindere dal corpo biologico. E sì, le persone soffrono di disforia e intraprendono i percorsi di affermazione, e non transizione, di genere perché sanno chi sono.

Comunità transgender accanto ai formaggi stagionati in supermercato

Ma no, carissima, parla ancora del mercato di genere. Come se chi fossi l’avessi trovato al bancone salumeria sotto la voce “transessuale stagionato 24 anni”. Fammi il piacere. Le persone non vanno corrette, ma lasciate vivere. Perché non c’è niente di sbagliato in loro. Non stiamo rafforzando o eternizzando gli stereotipi stessi, anzi. Stiamo smantellando quelle definizioni sacrali di uomo e donna che portate avanti. La comunità transgender è la prova vivente che non si nasce nel corpo sbagliato, si migliora sé stessi per poter vivere riconoscendosi. E lo si fa da persona non binaria, da gender queer, da tavolino e comodino se necessario. Perché nessuno, e dico nessuno, può metter bocca su chi sono e come voglio presentarmi al mondo.

Ma che scuola è questa… la vostra

Ma sì, parliamo anche di che scuola è questa. Ne sono veramente affascinato dell’argomento. Presentiamo il quadro generale. Siamo nel 2025. I ragazzi hanno libero accesso al bullismo, misoginia, omofobia e così via. I minorenni si uccidono tra di loro, seguendo il sogno della cultura del possesso. E chi invece ne subisce l’influenza è portato al declino mentale fino a togliersi la vita. Si accoltellano, si sparano, si spingono dai palazzi. Davanti ad una proiezione su un loro coetaneo deceduto si deridono e ne offendono la memoria. Vorrei sapere, carissimi, esattamente che scuola è questa. Ve lo dico io: la risultante della nostra società omobilesbotransfobica. E no, mi dispiace deludervi, ma la comunità transgender non c’entra nulla in questo.

Le vere fabbriche della comunità transgender

E quindi quale sarebbe la fabbrica dell’adolescente transgender? Ve la spiego in brevi e coincise parole. Si chiama Italia. Un Paese dove vieni picchiato, stuprato e ucciso per essere semplicemente te. Dove una donna muore ogni giorno per mano di una persona violenta. E i ragazzi? Cresceranno come uomini piccoli che ragionano solo a chi possiede di più. Le ragazze a starsene in silenzio in un angolo, che non hanno il diritto di pensiero. Sono oggetti. E la comunità transgender? Che non esiste. Perché se non sei uomo o donna non sei assolutamente nessuno.

Toglietevi le nostre identità dalla bocca

Perché avete così a cuore questa causa? Cosa fanno quelle migliaia di ragazzi transgender ogni giorno per spaventarvi a tal punto? Ve lo dico io: non hanno paura di crescere liberi. Se una donna sognasse di poter crescere libera allora penserà, sarà un ostacolo per l’uomo. Se un uomo ipotizzasse di poter crescere libero allora mostrerà le sue emozioni, si renderà ridicolo con i suoi pari. E se una persona immaginasse di poter crescere in libertà allora seguirà la sua strada, anche al di fuori di binari radicati nella storia della nostra società. E come puoi ingabbiare qualcuno che non sai nemmeno definire? A questo punto meglio fare fuori le variabili che non puoi controllare.

Che non ci siano questi individui a parlare della comunità transgender

La nostra società ha bisogno di meno Silvia Guerini a parlare alla gente. Ciò di cui ha realmente bisogno, invece, è che siano le associazioni a parlare. Che si diffonda la cultura del rispetto, della diversità, dell’inclusione. Che nelle scuole si argini il problema di violenza e possesso parlando ai giovanissimi. Parlando della comunità transgender, degli orientamenti sessuali, di educazione sessuale. Questi sono i temi di cui uno dovrebbe ascoltare, acculturarsi, informare. Non falsa informazione, mezzi concetti raccontati male, pregiudizi e opinioni soggettive spacciate per verità assoluta.

Questo non è fare informazione. È colpire i più deboli dritto al petto.

 

Aeden Russo

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