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Uccidi la crocerossina che è in te

crocerossina

Abbiamo sentito parlare di dipendenti affettivi (emotivi, sentimentali) fin troppo. Mai abbastanza però dei codipendenti. Forse è il caso di parlare anche di loro. O di te, mia piccola Candy Candy.

Sappiamo che il dipendente affettivo non sopporta la solitudine, ha una scarsa considerazione di sé e si annoia quando è single. Detesta quel vuoto lasciato dall’ultimo partner perché essenzialmente non ama la vita che vive. Famiglia, amici e lavoro sono più un peso che altro. Ma chi si mette con uno così? Sicuramente non pochi di noi.

Il codipendente è quello che si accoppia al dipendente. Lo sceglie perché in lui vede qualcuno cui offrire aiuto, affetto, calore, attenzioni, ascolto, tempo, cura. In una parola, amore. In lui vede il soldato ferito in guerra. Percepisce una spiccata sofferenza in cui si rispecchia e che alimenta intimità, vicinanza, prossimità. E desiderio, ovviamente. Alla crocerossina non sembra vero. Finalmente può avere ciò che desidera e dare il meglio sé.

In linea di massima, questo è quello che succede in questo tipo di relazione tossica. Il soldato (dipendente) dice di non valere niente. La crocerossina (codipendente) dice “no, tu vali, e io te lo farò vedere”. E il soldato risponde “io ti amo, mi fai sentire importante, con te vicino mi sento stocazzo.” Visto che il codipendente ama avere al proprio fianco qualcuno da ammirare… Bingo! I due vanno avanti felici e contenti per un po’, finché uno dei due… apre gli occhi e si sveglia. In genere tutto sudato.

Che tu sia dipendente o codipendente, sappi che due anime ferite non fanno una relazione sana. Quando diventi consapevole che l’aiuto che ti arriva o che vuoi dare non è né sano né funzionale, la crocerossina che è in te o nell’altro muore fulminata con uno sguardo. Il punto è che non puoi obbligare nessuno ad accettare la tua interpretazione della sua realtà. Anche davanti alle cose più oggettive e scontate due persone possono avere due punti di vista diametralmente opposti. Nessuno migliore dell’altro. Semplicemente diversi. E nessuno può farci niente.

L’unica certezza è che non siamo in pochi a credere di avere (avuto) lo spirito della crocerossina. Qualcuno se ne fa addirittura un vanto. Quando invece ce ne liberiamo, lasciamo agli altri la libertà di essere come sono e seguire la loro strada, qualunque essa sia. Si chiama rispetto. E a volte cozza con quell’irrefrenabile voglia che abbiamo di cambiare l’altro. Per il suo bene? Forse più per il nostro comodo. Chi vuole essere aiutato a cambiare sul serio sa come, dove e a chi chiederlo. A chi invece insiste nel fare da crocerossina, suggerisco la Somalia. Lì ce n’è sempre tanto bisogno.

Alessandro Cozzolino, life coach