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‘Sessismo’ e ‘Politicamente Corretto’: il tragico sottile confine

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Spesso e volentieri, quando si parla di genere non binario si portano dietro molti pregiudizi e critiche. In qualche modo, quest’ultime, si accostano a parole come “sessismo” e “politicamente corretto“.  Qual è il sottile confine tra questi due aggettivi? Prima di definire questa differenza, bisogna addentrarsi nella loro definizione.

Per “sessismo” si indica quell’atteggiamento di chi tende a giustificare, promuovere o difendere l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile. Generalmente indica la tendenza a discriminare qualcuno in base al sesso di appartenenza.

Invece, il “politicamente corretto” è un orientamento ideologico e culturale di estremo rispetto verso tutti, nel quale cioè si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone. Secondo tale orientamento, le opinioni che si esprimono devono apparire esenti, nella forma linguistica e nella sostanza, da pregiudizi razziali, etnici, religiosi, di genere, di età, di orientamento sessuale o relativi a disabilità fisiche o psichiche della persona.

Apparentemente sono molto diverse, perché vengono accomunate? Soprattutto nel ultimo periodo, con l’avvicinarsi della nuova discussione sul Ddl Zan, si ritorna a parlare di generi diversi dal binario e come rispettare questa identità. Tutto questo però porta ad una serie di pregiudizi  e molti dubbi.

È sessismo o no?

  1. Gender reveal (rivelazione del sesso del nascituro) Viene indicato come un atteggiamento sessista a causa della tendenza di accostare colore a genere (maschio=azzurro e femmina=rosa). Non può essere sessismo poiché i colori non hanno genere. Ne è la testimonianza la tendenza negli anni ’40 di accostare il rosa al maschietto, ritenuto colore forte che indica virilità.
  2. Pronomi. Questa questione è molto discussa fino ad arrivare all’assurdo. Ascoltavo qualche giorno fa un’intervista dove una ragazza diceva che quando un bambin* è piccol* non bisogna parlarle/gli con il femminile o il maschile perché sceglierà lui/lei da grande. Per farvi capire l’assurdo vi parlerò di battesimo. Qua in Italia, secondo una ricerca del 2018, tra i giovani compresi nella fascia di età i 18 e i 29 anni circa il 90% risulta battezzato. Ricordiamo che il bambin* viene battezzat* per volontà dei genitori senza il suo consenso, ma non è reputato discriminatorio. Così non lo è utilizzare i pronomi del sesso riconosciuto alla nascita quando il/la bambin* non è consapevole della sua identità di genere. E’ sessismo e politicamente scorretto utilizzare, quando un* ragazz* ne è consapevole e lo richiede, utilizzare pronomi che non ha scelto.
  3. Nomi. È sessismo indicare al maschile una parola di cui ne esiste un femminile ma lo si indica obbligatoriamente al maschile. “sindaca” e “avvocata” suonano strano, ma sono termini che esistono e sarebbe meglio utilizzare.
  4. “Sei fortunata ad avere un compagno che ti aiuta in casa”! Si dà troppo per scontato che è la donna ad avere quel ruolo e che obbligatoriamente non può farcela da sola.
  5. “È proprio una donna con gli attributi” Indicare così una donna significa che normalmente una donna non ha fegato e l’unico coraggioso è l’uomo.
  6. “È davvero una z***ola” Inutile dire che con “zoccolo” si indica tutt’altro. Una donna che vive la sua sessualità liberamente è per forza di facili costumi, mentre un uomo che frequenta molte donne è reputato un f*go. Perché?

Come si può notare la differenza è sostanziale, ma per la società la storia è un po’ diversa.

 

Raph

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