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SENSUABILITY: sesso, disabilità e pregiudizio -PT.1

“Non c’è scampo! Sono dappertutto! Anzi, sembra quasi che ti seguano, che ti stiano addosso. Te li ritrovi davanti sempre quando meno te lo aspetti” (…) gli imbecilli!

A lanciare il guanto di sfida è Armanda, con Sensuability, un progetto brillante e divertente che coinvolge il mondo dei fumetti e del cinema, con l’obiettivo di ironizzare sulla retorica buonista che vuole il disabile, bravo, buono e asessuato.

Armanda è una cinquantduennne dinamica e brillante, fa la consulente e la docente per varie organizzazioni ed è alta un metro e quarantuno, ovvero è nata con la acondroplasia, una condizione genetica rara che non permette un armonico sviluppo delle ossa lunghe e volgarmente detta nanismo.

Cosa è Sensuability?
E’ un progetto nato nel 2016 per abbattere gli stereotipi e i pregiudizi sulla sessualità e disabilità. Consta di un corto, di due mostre di fumetti, di un film e una mostra fotografica. Al momento alla Casa del Cinema abbiamo la mostra di fumetti “Sensuability ti ha detto niente la mamma?”, patrocinata dal Comicon, con le opere dei partecipanti al concorso nazionale “Sensuability & Comics” e le tavole donate da artisti del calibro di Milo Manara, Tanino Liberatore, Fabio Magnasciutti, Frida Castelli e tanti altri. A tutti loro abbiamo chiesto di creare un nuovo immaginario erotico di corpi imperfetti ma estremamente sensuali.

Come procede?
Il progetto sta crescendo, vogliamo realizzare il film, la sceneggiatura è pronta, dobbiamo trovare i soldi. Cerchiamo un produttore coraggioso che creda nel nostro progetto e voglia fare qualcosa di diverso. E poi vorremmo coinvolgere Elio Germano, c’è un ruolo nel film perfetto per lui!

Temi centrali del progetto?
La sessualità e la disabilità e il superamento degli stereotipi ad esse collegati. I disabili, sono percepiti dai più come asessuati che al massimo possono ambire ad un’affettività, preferibilmente tra simili, non di certo come persone sensuali, desiderabili e desideranti. Il progetto vuole ricordare anche che la sessualità riguarda tutti. Non a caso il nostro motto è “la prima volta siamo tutti disabili”.

La prima volta che ti sei sentita ingabbiata nello stereotipo del disabile angelicato?
All’università un mio amico mi disse che alcuni erano convinti che io non avrei mai fatto sesso. Anni dopo c’è stato chi mi ha chiesto a cosa mi servisse un letto matrimoniale.
Sono gli stereotipi che ti ingabbiano e con Sensuability vogliamo abbatterli attraverso diversi linguaggi artistici proprio per liberare tutte quelle persone costrette in quella gabbia.

Quando hai preso consapevolezza e accettato la tua disabilità?
Ho sempre saputo di essere diversa ho cominciato a farci pace da poco, del resto si sa, la consapevolezza è un percorso che dura tutta la vita.
Ho percepito la mia disabilità a 20 anni, dopo un intervento mal riuscito che mi ha costretto all’uso delle stampelle. Prima di questo ero solo più bassa degli altri.

Altre gaffes clamorose?
Sì, persone che parlano con me e dopo un po’ dicono “sai parlando con te dopo un po’ uno si dimentica del problema”. Problema?? Quale problema? A parte gli scherzi mi verrebbe da dire “perché te lo devi dimenticare?”

Sono una donna con un corpo che non va sublimato o dimenticato. E che a me piace!

Bullismo durante l’infanzia e l’adolescenza?
Non in senso stretto. Solo quando uscivo ero oggetto di sguardi curiosi, risate, cose che succedono purtroppo a tutti coloro che mostrano una qualsiasi diversità rispetto alla massa.

L’amore da ragazzina?
Mi innamoravo e prendevo pali come tutte e credo che alcune persone mi corrispondessero ma che si siano spaventate al pensiero: “Oddio mi sto innamorando di una come lei?” E quindi scappavano per la paura di non saper gestire un rapporto con una come me o che io non fossi in grado di sostenere un’eventuale separazione.

Hai mai avuto la sensazione di essere corteggiata per soddisfare una perversione?

La risposta col seguito dell’intervista la trovate qui

Di seguito il divertente cortometraggio di Armanda.

In quest’articolo Tom Tucker ha unicamente sottoposto le domande all’intervistata e ne ha trascritto fedelmente le risposte inviategli, come da cortese richiesta di Armanda Salvucci.

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