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L’omotransfobico Massimo Gandolfini avrebbe dovuto insegnare ai giornalisti come parlare di persone trans

Sport e inclusività: la strada per l'inclusione di atlet* trans*

Avete mai insegnato ad un gallo a fare le uova? No, perché non può. Giusto? Ecco, perché quindi una persona antigender dovrebbe insegnare a dei giornalisti come parlare delle persone trans? Leggiamo insieme di chi si sta parlando?

L’antigender Massimo Gandolfini avrebbe dovuto insegnare ai giornalisti come parlare di persone trans

«L’omosessualità è un disagio identitario». «L’intersessualità non esiste». «Il transgender è un movimento filosofico». «Parlare di cambio di sesso è assurdo». «Suicidi gay? Spingiamoli all’eterosessualità».

Queste frasi portano la firma del leader del Family Day Massimo Gandolfini, che avrebbe dovuto essere relatore di un corso dell’ordine dei giornalisti Lombardia e della Fondazione Brunelli Onlus, a Brescia il 23 settembre per offrire “una informazione qualificata ai giornalisti relativamente alla disforia di genere”. Fortunatamente il corso è stato cancellato. Ci sarebbe stata ulteriore disinformazione e ne abbiamo già abbastanza. Inotre, nel 2015, Gandolfini sostenne che tra le 58 identità di genere approvate da Arcigay e tra cui era possibile optare su Facebook per connotare il proprio profilo, vi fosse anche la pedofilia e per questo nel 2019 il Tribunale di Verona lo ha condannato per diffamazione: quattro mesi di reclusione, poi convertiti in una sanzione pecuniaria di 40mila euro all’Arcigay. Vi immaginate una persona del genere svolgere un corso simile? sono allibito.

Come parlare, quindi, con una persona T?

È bene riconoscere che le donne trans sono donne e gli uomini trans sono uomini. Questa cosa è ovvia per molti ma non per tutti. Inoltre, una donna/uomo trans è tale anche prima degli ormoni o delle operazioni, anche se decide di non farle. Proprio per questo è necessario utilizzare i giusti pronomi fin da subito: per le donne trans il femminile e per gli uomini trans il maschile. Questo vale sia per quando si parla, sia per quando si scrive. E per le persone non binarie?

Le persone non binarie spesso e volentieri hanno un pronome che prediligono, meglio chiedere. Questo perché, non sempre, il modo di vestirsi o alcuni atteggiamenti, fanno dedurre il pronome adeguato (ad esempio con persone agender o bigender).  Oppure, evitate di utilizzare i pronomi anche se potrebbe essere un po’complesso. Quando si scrive, invece, ci sono ben 3 metodi al posto del pronome in fondo alla parola: l’asterisco, la schwa e il maschile non rafforzato.  Per quanto sia più “corretto” utilizzare le prime due, personalmente penso che la più inclusiva sia il maschile non rafforzato. Questo perché le persone dislessiche hanno già dei problemi con la lettura e con questa simbologia potrebbero esserci difficoltà ulteriori. In inglese è possibile utilizzare they/them come pronomi neutri. In italiano si traduce con il pronome plurale “loro” che, però, è utilizzato molto poco.

Parlando invece di nomi è bene rispettare il nome di elezione, ovvero quello scelto dalla persona stessa. Che sia stato cambiato all’anagrafe o meno non importa, poiché ognuno ha un personale motivo per cui sceglie di non utilizzare il proprio nome all’anagrafe. Parlare o scrivere ad una persona T non è complicato e non servono chissà quali corsi/lezioni per riuscirci. Alla base di tutto sta il rispetto per l’identità della persona. Tutto qui.

 

Raph

 

Fonte: Espresso; Espresso

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