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LGBTQIA+: realtà dolceamare negli sport agonistici

Immagine rappresentante un atleta come copertina per un articolo sulla comunità LGBTQIA+ negli sport agonistici

LGBTQIA+: realtà dolceamare negli sport agonistici. L* ginnast* trans e di genere non conforme saranno protett* dalle nuove linee guida rilasciate da Gymnastics Australia, chiarendo che hanno tolleranza zero per qualsiasi tipo di discriminazione. Ma leggiamo di più insieme.

LGBTQIA+ in Australia: che diritti abbiamo?

Già un decennio fa l’Australia si stabiliva come il 5° paese più tollerante al mondo per i diritti LGBTQIA+. Non solo la minoranza contraria supera a stento il 25%, ma è da prima degli anni 2000 che far parte della comunità non è un crimine perseguibile penalmente. In più, sempre dal 2013 è illegale a livello federale discriminare la comunità ed ogni suo membro. Al momento gli unici esenti da prestare servizio alla comunità sono enti promossi da realtà religiose. E, infine, dal 2010 una persona trans può tranquillamente seguire una carriera militare secondo la propria identità.

LGBTQIA+ negli sport agonistici? Ash dice: proteggiamoli

La guida fa eco all’impegno della CEO di Gymnastics Australia, Alexandra Ash, di promuovere ambienti sicuri e inclusivi per chiunque voglia prendere parte a questo sport. Secondo le linee guida gli atleti possono scegliere le uniformi che meglio si allineano con la loro identità di genere, competere nelle divisioni che meglio riflettono tale identità e utilizzare le strutture sanitarie che li fanno sentire più a loro agio negli spazi di Gymnastics Australia e Australian Gymnastics Organization. Una manovra sicura per la comunità LGBTQIA+.

La situazione della comunità sta peggiorando ogni giorno

Prendiamo adesso ad esempio dati statistici americani, dove al momento la situazione politica mette a rischio giovanissimi ed adulti. Il Williams Institute della UCLA School of Law ha portato alla luce dati veramente preoccupanti. Se nella popolazione cis il tasso di suicidi è del 35%, in quella trans sale fino all’81%. E non solo: più della metà è stata o è autolesionista, e più di quelli che hanno meditato di porre fine alla propria vita sono stati in cura per la loro salute mentale. Insomma, è chiaro come leggi discriminatorie stiano uccidendo gran parte delle persone LGBTQIA+.

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I bambini andrebbero accompagnati, non portati via

La ginnastica è uno degli sport a più alta partecipazione in Australia per i minori di dodici anni, e ciò, secondo le linee guida, è la prova della loro responsabilità nel sostenere e proteggere i giovani australiani che affrontano un percorso di scoperta della loro identità di genere nello sport. Non si può dire lo stesso per la situazione americana, che invece giorno dopo giorno aliena la comunità e strappa figli sani a genitori amorevoli solo perché “sospetti o a rischio di” sottoporli a terapie di riassegnazione di genere. Una grande differenza di trattamento per i bambini LGBTQIA+.

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L’esempio sbagliato si propaga a macchia d’olio

Nessuna persona dovrebbe, per via del suo sesso, essere esclusa, negata o discriminata nell’ambito sportivo. O così dovrebbe andare. Invece abbiamo assistito a come la FIDE cancelli i titoli degli uomini transgender, la FIFA ha abolito la fascia a sostegno della comunità, e tantissime altre realtà competitive stiano escludendo una giusta rappresentanza. In questo momento l’esempio australiano dona un barlume di speranza a chi non vede luce da molto, molto tempo. La comunità LGBTQIA+ avrebbe bisogno di questo in ogni parte del globo.

Perché applicarlo ad alcune competizioni e ad altre non?

Sebbene le linee guida si impegnino a sostenere spazi più inclusivi quando verranno costruite nuove strutture, riconoscono che le competizioni d’élite e sub-elite potrebbero allontanarsi dalle linee guida di Gymnastics Australia, poiché sarebbero governate da una federazione internazionale. Per far fronte a ciò, Gymnastics Australia e l’Australian Gymnastics Organization si sono impegnate a chiarire agli atleti quando le loro linee guida non si applicheranno a nessuna competizione, campionato o evento. Ma sarebbe l’ideale che per i membri LGBTQIA+ queste linee si applicassero sempre.

In un mondo sempre più cattivo l’Australia appare quasi come un porto sicuro. Possibile mai che il buon esempio debba venire da posti così lontani da noi? Quando l’Italia, o meglio il resto del mondo, si sveglierà? Quando questo sarà considerato normalità, e non una mera eccezione? La speranza è l’ultima a morire, ma i membri della nostra comunità sono i primi a farlo invece…

 

Aeden Russo

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