Il trash che ammazza l’omofobia

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Una barbie anni 50′, una vecchia 500 e un canto folk? Sono assolutamente cultura!

Le Lol, Rovazzi, l’omofobia, Tik Tok e Tinder, il sushi e Greta Thunberg, Alexa e altre mille cose della nostra quotidianità, sono anche loro cultura? Temo di sì!

Per qualcuno “cultura” equivale a bello, raffinato, giusto (soprattutto a ciò che piace a sé stessi). Per altri è tutto quel mondo di saperi, opinioni, credenze e tendenze di un’epoca che cercano di capire prima che criticare. Tranquilli! Non vogliamo nè abbiamo gli strumenti per trattare semanticamente e antropologicamente di cultura, nè evocheremo lo spirito di Tommaso Labranca per ridefinire dopo vent’anni il “Trash”.

Bonolis recentemente ha spiegato di essere e fare trash ad un ormai agonizzante (televisivamente parlando) Celentano che invece, dal suo piedistallo immaginario, crede di non esserlo.

Eppure il Trash ha assunto un immenso valore culturale e sociale. La sua irriverenza, l’esibizionismo di cui si nutre assieme al coraggio o incoscienza, ha permesso di sdoganare molte cose, anche l’omosessualità.

Prima del Pride 2000, la tv censurava aspramente l’omosessualità, ma un bel giorno, per esigenze certo anche commerciali, la tv fu pronta a proporre anche i froci.
Qualsiasi opinione abbiate della tv, che la riteniate un mero intrattenimento o la sogniate educativa, la televisione continua a fare costume, anche sotto la stella del trash. Dal 2000, “il padre delle spose” con Banfi, “un posto al sole”, “Il bello delle donne”, Shrek che dice ai bimbi che normale non è sinonimo di bello nè di buono, e molti show d’oltreoceano, hanno fatto conoscere la normalità gay.

In Italia, regine dello sdoganamento dei gay in tv sono state Barbara D’Urso e Maria De Filippi. Poco amate da pseudointellettuali e critici ammuffiti della tv, hanno però promosso questa “normalizzazione”, anche quando “normalizzare” equivale a reclutare altri circensi al tendone della tv italiana.

Quando la D’Urso propone i suoi “fenomeni da baraccone” però è ecumenica, non discrimina quelli gay.
Li ha fatti entrare al Grande Fratello, uno show che ha fatto costume, e hanno anche vinto col televoto.

Dennis Dosio, Follettina Creation, la moglie di Collovati, nei suoi show, sono equivalenti ai gaissimi Nozzolino, Malgioglio e Cecchi Paone.
Insomma, la tv è la loro livella. Paone è come Nozzolino e Nozzolino è come la Cipriani, quindi Paone è intellettivamente come la Cipriani.

Quando Barbara fa la “militante”, manda in tv un uomo cacciato dalla famiglia perchè gay ma che viene accolto nella casa di una sua telespettatrice. Lanciata la freccia, col suo autore Ivan Roncalli, eccola tornare al suo circo di donne barbute, uomini con otto microcazzi, e alla gestazione trentennale di Rosa Perrotta.

Quando The Queen, propone Giulia De Lellis e Damante, il loro contraltare gay porta i nomi di Claudio Sona e Mario Serpa che finirono il trono più famoso della tv, in un bagno di affetto nella folla di Napoli. Che dire poi dei suoi giudici nei talent, collaboratori, opinionisti e concorrenti che sempre più spesso sono palesemente o dichiaratamente gay.

Barbara e Maria sono imprenditrici milionarie, autrici, devono fare “odiens” (cit. Ricci), tuttavia scelgono, hanno un proprio codice stilistico, creano empatia, e il messaggio arriva. Come Bonolis sono consapevoli, sanno che la tv nn è nè scuola, nè famiglia, nè la politica, anche se Salvini può apparire più imbarazzante di Ciacci.

Tuttavia tra il serio e il faceto, come il grande Antonio Ricci, a modo loro informano e sensibilizzano.

Un po’ come quando per far mangiare le verdure ai bambini si prova a darle una forma divertente o si gioca all’aeroplano. Maria De Filippi e Barbara D’urso sono come i bastoncini di capitan findus, dentro tanto buon merluzzo e fuori croccante pastella.

Attenzione! Metodo di cottura e quantitativi però li scegliamo noi.

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