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La Corte d’Appello di Torino conferma la condanna per diffamazione a Silvana De Mari, medico anti-LGBT+

Il medico torinese Silvana De Mari è stata condannata in secondo grado dalla Corte di Appello di Torino per diffamazione ai danni di un circolo lgbt+

La Corte d’Appello di Torino ha confermato la condanna del medico anti-gay Silvana De Mari, 66 anni, per le sue affermazioni apertamente omofobe. La protagonista in questione ha subito una condanna già in passato per i suoi commenti contro gli LGBT+. Il medico ha detto in precedenza che gli omosessuali sono “malati, anormali e psicologicamente danneggiati” in un’intervista sui rischi dell’omosessualità.

La donna era da tempo imputata con l’accusa di diffamazione contro un circolo LGBT+ intitolato a Mario Mieli. L’accusa si fondava sull’utilizzo di pesanti parole usate in alcune dichiarazioni, come “pedofilia, necrofilia e coprofagia”. Gli avvocati difensori, Gianluca Visca e Giovanni Formicola, hanno negato che si tratti di critiche rivolte agli attivisti, ma ciò non ha evitato la conferma della sentenza di primo grado emessa nel 2018. L’avvocato Visca, inoltre, afferma:

” (…) Nessuna forma di accanimento nei confronti dell’associazione e dei singoli associati. Prendiamo atto invece che da parte dell’Associazione non è mai intervenuto un chiarimento circa la loro posizione rispetto al loro eponimo (…) Le parole della dottoressa – spiega il legale – non hanno mai inteso offendere né l’associazione né i suoi componenti. Erano solo una lamentela, in quanto, in un periodo di austerità nel quale si tagliavano le spese per scuole e ospedali, lo Stato contribuiva a finanziare un circolo intitolato a una figura che nella propria sfera intellettuale inneggiava a una serie di pratiche quali la coprofagia e la pedofilia (…)”

La Corte d’Appello conferma la condanna per Silvana De Mari

La Corte d'Appello di Torino ha confermato la condanna ai danni del medico torinese Silvana De Mari per diffamazione contro un circolo lgbt+I tentativi di chiarire la posizione di De Mari sono però risultati inefficaci. Questo è probabilmente dovuto al fatto che il medico torinese ha in più occasioni espresso pareri piuttosto assertivi, come si apprende anche da un articolo apparso sul sito del Corriere:

«Nessuno nasce gay». «Si guarisce come da una malattia, è un comportamento che può essere abbandonato. Gli ex gay sono più numerosi dei gay, non lo sa nessuno». «La libertà di critica è salva. Il mio dovere di medico è lanciare l’allarme sanitario».

Simili parole hanno avuto un eco importante che è infatti sfociato nella conferma della condanna già comminata in passato. Pertanto, la Corte d’Appello di Torino ha confermato la condanna del medico anti-gay anche in secondo grado.