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In Inghilterra l’arbitro di calcio James Adcock fa Coming Out: parlo pubblicamente sperando di aiutare

James Adcock è l'arbitro di calcio che ha fatto coming out in Inghilterra

James Adcock è l’arbitro di calcio che in Inghilterra ha deciso di fare coming out con i colleghi e tutte le persone che ruotano nel ‘mondo del pallone’. Da quando ha rivelato la propria omosessualità sono passati circa dieci anni e, a suo dire, pare che non abbia avuto grossi problemi con gli altri.

Il 37enne in questione, che ha arbitrato più di 500 gare ed è professionista dal 2016 in Championship (la serie b italiana per intenderci) come direttore di gara ed è quarto uomo, invece, in Premier League (la Serie A italiana, sempre per capirci) ha deciso di parlare pubblicamente per provare ad aiutare colleghi e tutti quelli che sono nel mondo calcistico a non avere paura di essere sé stessi.

Dopo la bella notizia arrivata dei compagni di squadra del calciatore gay che ha ricevuto insulti omofobi, sembra esserci finalmente un’altra storia a lieto fine. Purtroppo, non arriva dall’Italia e dai campionati di calcio nostrani. Tutto questo, comunque, speriamo possa portare ad una apertura verso le persone LGBT+, e non solo, negli sport di ‘casa nostra’.

James Adcock, arbitro di calcio in Inghilterra fa coming out: “Molti non escono allo scoperto perché temono che rovini la carriera”

Come apprendiamo dal racconto che James Adcock ha rilasciato alla ‘BBC‘, pare che il 37enne inglese abbia voluto raccontare per filo e per segno la propria storia per aiutare le persone LGBT+ che si nascondono nell’ambito calcistico a non avere paura. Di seguito, infatti, trovate parte delle sue parole.

“(…) La gente sa che sono gay e lo accetta. Molti non escono allo scoperto perché temono che rovini la carriera, ma non è così. Ora, invece, tutti i miei colleghi lo sanno. C’è stato interesse, c’è stato chi mi ha detto: ‘Sono orgoglioso di te James, che sei in grado di essere apertamente gay nello sport’, perché sanno che ci sono ancora barriere da abbattere. Ma non sono mai stato vittima di insulti omofobi.

Molti arbitri pensano di non poter uscire allo scoperto perché potrebbe influenzare la loro carriera. Ma non sei giudicato dalla tua sessualità e se sei abbastanza sicuro di te stesso, avrai tutto il sostegno di ogni collega. Dichiararsi gay o non dichiararsi gay è una scelta che devi fare come persona, non come arbitro. Trattami come tratteresti chiunque altro. Sei lì come tifoso, giocatore o allenatore e mi giudichi sulle mie prestazioni. Questo è ciò su cui vengo giudicato. Non arbitro perché sono gay, ma solo perché sono arbitro: trattami come un normale essere umano (…)”

Un passo in avanti importante, non solo per Adcock, ma per tutto il mondo calcistico che è costretto ancora oggi a combattere nel quotidiano contro ogni forma di discriminazione. Tra quanti secoli nel calcio in Italia ci sarà una svolta simile?

 

 

Simone D’Avolio

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