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PIZZA E OMOFOBIA

Mentre si discute ormai quotidianamente del decreto legge contro l’omotransfobia, c’è chi sostiene veemente che non vi sia alcun bisogno di una simile legge, perché – lo slogan non cambia – “l’omofobia non esiste“.

Nel frattempo assistiamo ad aggressioni di ogni tipo e forma a danno della comunità LGBT+ e proprio pochi giorni fa è stato il turno di Stefano e Gaetano che, a Torino, gestiscono la loro “Pizzeria 150”. Dopo essere stati messi a dura prova dal lockdown e dagli strascichi che questa pandemia si sta ancora portando dietro, i due protagonisti di questa vicenda hanno scelto di tenere chiuso il locale nella pausa pranzo, lasciandolo aperto solo la sera. Può sembrare una scelta commerciale come tante altre, ma pare che qualcuno non abbia gradito. Un cliente anonimo, un evidente amante del vintage, ha dattiloscritto una lettera e l’ha inviata alla pizzeria a mezzo posta indirizzandola all’attenzione dei due ragazzi. La lettera inizialmente sembra una semplice lamentela sulla scelta di tenere chiuso a pranzo, ma già dopo poche parole, il tono cambia e il messaggio assume tutt’altro tenore e soprattutto un certo peso specifico. Ecco il testo completo:

EGREGI SIG.RI TITOLARI DELLA PIZZERIA 150 – IN UN MOMENTO IN CUI TUTTI HANNO VOGLIA DI RIAPRIRE E RICOMINCIARE, DOPO UNA LUNGA PAUSA… VOI DUE DECIDETE DI NON RIAPRIRE ALL’ORA DI PRANZO. MOTIVO SCONOSCIUTO. CONSIDERATO PERO’ CHE HO SAPUTO DA POCO CHE SIETE DUE NOTI “CULATTONI” (IO SONO DI MILANO E DA NOI SI DICE COSI’), PENSO CHE IL MALE MAGGIORE CE L’ABBIATE IN CORPO GIA’ VOI (AIDS), PER CUI SIAMO NOI CLIENTI AD AVER PAURA NEL VENIRE DA VOI (ANCHE LA SERA). BUONANOTTE.

L’autore, che si dimena tra una macchina da scrivere, una corsa in posta per spedire la lettera e “i gay hanno l’AIDS“, sembra sia rimasto sfortunatamente incastrato nei primi anni ’80. Ma essendo un amante del vintage è riuscito a non farsi mancare nulla. Stefano e Gaetano hanno subito pubblicato la lettera sulla loro pagina FB e si sono lasciati andare a un post effettivamente liberatorio nel quale non le hanno mandate a dire all’autore di questa pièce teatrale a dir poco raccapricciante. Giornali locali e diverse pagine social hanno riportato la notizia, suscitando tutto il dovuto sdegno per le parole rivolte ai titolari della pizzeria.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Stefano, uno dei protagonisti, ed ecco cosa ci ha detto:

Inizialmente mi è venuto da ridere perché non riuscivo a capire il senso della lettera. Non siamo gente che si nasconde, non abbiamo mai fatto mistero di chi siamo e non abbiamo mai avuto problemi con nessuno dei nostri clienti. Il nostro è un locale pubblico ed è aperto a tutti, davvero a tutti, ma non ho capito con quale diritto una persona possa mettere il naso nelle nostre mutande. A me tutto sommato dispiace, perché noi non siamo di primo pelo e sappiamo come difenderci, ma se questo messaggio fosse stato recapitato a una persona più fragile, più delicata o più introversa non l’avrebbe presa bene e questa lettera avrebbe potuto procurare dei seri danni. Noi conosciamo tante persone che hanno paura e che ne avrebbero sofferto. Queste cose non devono assolutamente più accadere”.

Abbiamo chiesto a Stefano cosa direbbe all’autore della lettera se potesse parlarci:

Vorrei parlargli con tutta calma e chiedergli il perché del suo gesto. Non mi ha offeso nel modo più assoluto, ma mi ritrovo a essere dispiaciuto per questa persona. Non riesco a prendermela o ad avercela con lui. Sono solo curioso di capire le sue motivazioni e, se potessi fare qualcosa per aiutarlo, allora lo farei”.

Stefano e Gaetano sono stati sommersi da messaggi di solidarietà e sostegno. E a questo proposito, Stefano dice:

Abbiamo ricevuto migliaia di messaggi di solidarietà ai quali non riesco nemmeno più a rispondere perché sono davvero tantissimi. I messaggi ci sono arrivati da tutta Italia, dalla Svizzera e persino da Londra. La Sindaca è venuta a cena da noi il giorno stesso dell’accaduto e siamo stati contattati anche dal Ministero dell’Interno che ci ha chiesto se volessimo fare una denuncia formale perché in questo paese queste cose non devono più succedere. Si rischia che passi il messaggio che niente si muova e che non si faccia nulla davanti a una simile faccenda, mentre invece le istituzioni si muovono e si preoccupano di lavorare affinché un simile gesto non resti impunito o non passi inosservato”.

Forse l’autore di una lettera così meschina e, a tratti, ridicola non sapeva che avrebbe regalato a Stefano e Gaetano un’ondata di pubblicità enorme. Inoltre ha portato alla luce la volontà e il desiderio della società civile di vivere in un mondo solidale, rispettoso e degno. E questo non era certo l’epilogo che si aspettava. Probabilmente avrebbe preferito vedere Stefano e Gaetano chiudere il locale in tutta fretta, tra fiumi di lacrime e disperazione, in fuga verso la meta più lontana e irraggiungibile. Ma le cose sono andate diversamente, com’è giusto che sia. I due imprenditori, infatti, non solo hanno consolidato i rapporti con i loro clienti abituali, ma grazie alla missiva ricevuta, ora sono sulla bocca di tutti e una pubblicità così non capita certo tutti i giorni.

Oltre a tutta la nostra solidarietà, auguriamo a Stefano e Gaetano buon lavoro e, soprattutto, auguriamo loro tutto il successo che meritano. All’autore della lettera, invece, auguriamo di raggiungerci presto nel 2020: abbiamo costruito un mondo migliore anche per persone come lui.

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