Minori trans: perché non sapete fare informazione sana?

Il TG1 la scorsa settimana ha dedicato un servizio al nuovo libro della giornalista del Corriere della Sera, Alessandra Arachi, sui minori trans, e la creator Emma ha risposto con un video durissimo, diventato virale, in cui contesta punto per punto le tesi del servizio. Abbiamo approfondito la vicenda, il libro e anche gli attacchi ricevuti sotto il video.

Facciamo un po’ di ordine

È un comune escamotage mediatico spostare l’attenzione da un punto ad un altro. E questo, devo dire, lo sappiamo fare bene. Mettere al centro le identità trans, colpevolizzandole di qualcosa, ne è un esempio. L’economia al collasso, benzina alle stelle, e ci vogliamo preoccupare dei minori trans? Anzi, del “fenomeno dei bambini trans“, come definisce l’editore? Non che non meritino la nostra attenzione, assolutamente. Ma quanto di quello che viene detto pubblicamente è allarmismo? Quanto di tutto questo generi veramente un dialogo, un dibattito? Il punto di questo articolo è esattamente qui. Perché se si fosse parlato alla giusta maniera, sarebbe arrivata un’altra notizia. E non l’ennesimo campanello d’allarme. Adesso prendiamo un respiro e caliamoci in questo mio intervento.

Minori trans: perché non sapete fare informazione sana?

Quando un servizio fa scalpore, solitamente c’è qualcosa. Si parla del telegiornale più seguito d’Italia. Il TG1 dedica un minuto a un libro sui minori trans. Allora perché la reazione della comunità LGBTQIA+ non si fa attendere? È quello che è successo nei giorni scorsi, quando ha promosso Bimbi trans. Piccoli corpi grandi bugie. Il nuovo libro-inchiesta porta la firma della giornalista Alessandra Arachi, edito da Rubbettino. A rispondere è stata Emma, content creator, con un video molto duro in cui accusa il servizio di essere impreciso, allarmistico e privo di contraddittorio. Vediamo cosa dice davvero il libro, come controbatte con delle critiche Emma, e cosa è successo dopo.

Minori trans, il servizio del TG1 che ha acceso la miccia

Nel suo video Emma descrive il servizio del TG1 come “imbarazzante“. Soprattutto per il modo in cui viene presentato il farmaco della triptorelina. Viene difatti utilizzato per bloccare temporaneamente la pubertà nei minori trans con disforia di genere. Secondo la creator, il servizio userebbe il termine “castrazione chimica” per costruire un effetto allarmistico. Senza specificare che lo stesso farmaco viene impiegato anche per la pubertà precoce nei bambini. Il servizio si chiuderebbe, sempre secondo Emma, con l’autrice che guarda in camera e afferma che “anche i medici mentono”. Una frase che la creator giudica gravemente irresponsabile per una testata di servizio pubblico come Rai 1. E che trova la mia più completa empatia.

Chi è Alessandra Arachi e cosa racconta il suo libro

Alessandra Arachi è giornalista del Corriere della Sera. Il suo libro, Bimbi trans. Piccoli corpi grandi bugie, nasce da un’inchiesta durata oltre due anni sul mondo dei minori trans in Italia. Negli estratti pubblicati dagli editori e online si legge come l’autrice descrive il farmaco. La triptorelina è lo “stesso principio attivo usato per sospendere la pubertà nei bambini e per la castrazione chimica negli adulti“. Parla di un “cunicolo buio“, fatto di “contraddizioni” e “falsità“. Una recensione indipendente pubblicata da TheSocialPost ha descritto il libro come scritto con una retorica “sarcastica (…) È una scelta polemica, volutamente esagerata nei toni. (…) Arachi lo fa con un linguaggio spesso rabbioso, talvolta volutamente eccessivo“. Pur riconoscendo che nella sua parte centrale l’autrice si appoggia a documenti reali, come dell’Aifa e del Comitato Nazionale per la Bioetica. Questo non giustifica però l’utilizzo di un tono esagerato di proposito. Perché, almeno per me, stai rendendo meno efficaci le carte, gli studi ed i documenti che vuoi sostenere.

Sono assolutamente d’accordo su di una sua tesi. Che il suo libro chiede di riempire di domande, valutazioni psicologiche, studi migliori, dati di lungo periodo, responsabilità medica e soprattutto tempo. Perché le identità trans ancora non hanno il giusto spazio. Molti giovanissimi, e includo me stesso, s’informano da soli online. Diversi psicologi credono ancora che l’esperienza trans sia una devianza. Esisitono pochissimi studi, maggior parte esteri. Non raccogliamo dati. Molti medici si lavano le mani, sia essendo poco meticolosi che non volendo proprio averci a che fare. Perciò sì, sarebbe anche l’ora. Ma ci sono modi e termini per richiederlo.

Minori trans e la triptorelina: cosa c’è di vero e cosa no

Qui la questione si fa tecnica, ed è giusto essere precisi. Bollare tutto per il “diritto di cambiare idea, di attraversare la propria pubertà, di scoprire un corpo che ancora non conosce, di diventare omosessuale, eterosessuale, bisessuale, transgender o semplicemente qualcosa che a undici anni non poteva ancora immaginare“, non va bene. Perché, in primis, non si diventa omosessuale, eterosessuale, bisessuale, transgender. Ci si scopre. Perché è dentro di noi, da sempre, ma non si hanno le parole e le esperienze per dirlo. E, almeno personalmente, avrei preferito saperlo prima. Avere le giuste parole. Non arrivare ai miei vent’anni confuso, in crisi, a cercare di capirmi da solo. Non dico che un bambino va “indottrinato”. Ma andrebbe fatta la giusta formazione biologica e sociale. Come anche ai genitori e le famiglie, che non escludo.

È vero che la triptorelina è lo stesso principio attivo usato sia per bloccare la pubertà precoce nei bambini. E sia, a dosaggi e con finalità diverse, per la soppressione ormonale in ambito di castrazione chimica farmacologica negli adulti. Non è quindi una falsità scientifica. Ma la scelta di accostare i due usi enfatizza un parallelismo che moltissimi endocrinologi considerano fuorviante. Proprio perché il contesto clinico, il dosaggio e l’obiettivo terapeutico sono completamente diversi. Definire “castrazione” un trattamento temporaneo e reversibile, pensato per dare tempo diagnostico a un adolescente con disforia di genere, è una scelta retorica, non un dato clinico neutro: ed è proprio su questo terreno retorico, più che su quello dei fatti puri, che si gioca gran parte della polemica. Affermare che “se la castrazione chimica viene propinata ai bambini non solo diventa magicamente espressione di democrazia. Ma addirittura tutela dei loro diritti” è pericoloso. 

“I medici mentono”: un’affermazione che va contestualizzata

Va detto con altrettanta onestà che anche l’affermazione di Emma va contestualizzata. Mi riferisco ad un consenso scientifico granitico e unanime sull’uso della triptorelina. Il Comitato Nazionale per la Bioetica, nel suo parere del 2018 richiesto dall’Aifa, ha approvato l’uso off-label del farmaco solo dopo un voto non unanime. Ha aggiunto poi una postilla critica di alcuni componenti, raccomandando esplicitamente il finanziamento di studi clinici indipendenti più solidi di quelli allora disponibili. Anche a Dicembre 2024 il CNB ha ribadito la necessità di nuove ricerche indipendenti sull’argomento.

Questo non significa che la posizione di Arachi sia corretta. Significa che descrivere il dibattito scientifico sui minori trans come completamente chiuso, senza alcuna area grigia riconosciuta dagli stessi organismi bioetici italiani, è una semplificazione che rischia di indebolire, invece che rafforzare, le ragioni di chi difende l’accesso a queste cure. Non per questo è corretto utilizzare determinati termini per l’effetto contrario. Dove l’esperienza trans viene ridotta a “sopprimere le mestruazioni alle ragazzine e impedire ai ragazzini di vedere crescere il pene“. Perché non è questo il punto. E non dovrebbe esserlo.

Minori trans, il vero problema è la cornice narrativa del servizio

Detto questo, il cuore della critica di Emma resta solido: il problema del servizio del TG1 non è aver citato un libro controverso. Ad ognuno il proprio spazio. Ma averlo fatto senza alcun contraddittorio, senza dare voce a un solo esperto, famiglia o persona trans che raccontasse l’altro lato dell’esperienza clinica. Presentare in un minuto di telegiornale pubblico un’unica narrazione, per giunta costruita con un linguaggio definito pubblicamente dai lettori “volutamente eccessivo“, su un tema che riguarda la salute e la vita quotidiana di famiglie reali con figli minori trans, pone un problema serio di equilibrio editoriale che va ben oltre la libertà, legittima, di pubblicare un libro con una tesi forte. Un libro, tra l’altro, proposto come “cura e allevamento dei bambini“. 

Minori trans, gli attacchi ricevuti da Emma sotto il video

Sotto il video di Emma non sono mancate reazioni sopra le righe. Comprese risposte critiche verso il sottoscritto per essersi esposto sul tema. Tra i commenti ricevuti ce n’è uno particolarmente scomposto, da poco oscurato sotto al video. Ironizza in modo pesante sulle identità trans, aromantiche, asessuali e di genere variante. Ve lo cito testualmente: “Sillii tu grande pizicologa e pizichiatra, bravU sorellU io ti credu. Noi trans Aro Ace gendervariant con 23 pronomi neutri vogliamo e dobbiamo transizionare anche a 2 o 3 anni. Siiiii facciamo una grande battaglU tuttU insiemU vero ? Siiii evviva il queer e la Palestinaaaaaaaa“.

Il tono non è solamente denigratorio. Arriva a paventare in modo sarcastico transizioni “a 2 o 3 anni”. Un’iperbole assurda che non corrisponde in alcun modo a nessun protocollo clinico esistente, italiano o internazionale. Ma che serve solo a ridicolizzare l’intera comunità attraverso una caricatura. Lo stesso commento chiude scandendo in modo derisorio slogan legati alla causa palestinese. Un uso chiaramente strumentale e denigratorio pensato per liquidare con sarcasmo tutto ciò che, agli occhi di chi scrive quel commento, viene associato genericamente a un’unica presunta “ideologia” di sinistra.

Cosa resta della polemica sui minori trans

Alla fine, la vicenda tra Emma, il TG1 e il libro di Alessandra Arachi racconta qualcosa che va oltre la singola puntata di telegiornale: la difficoltà, nel dibattito pubblico italiano, di parlare di minori trans con equilibrio, senza scivolare né nella minimizzazione delle domande scientifiche legittime né nell’uso di un linguaggio deliberatamente allarmistico per costruire un caso editoriale. Il servizio pubblico, in particolare, avrebbe probabilmente il dovere di garantire un contraddittorio reale su un tema che tocca la vita di famiglie e adolescenti veri, non semplicemente promuovere l’uscita di un libro con una tesi già scritta in partenza. Un libro-inchiesta non ha valore assoluto. Anzi, espone un lato del mondo esplorato, quello di chi lo scrive. E in questo caso, di chi pubblica. Dopotutto è stato proprio definito “un metodo narrativo molto personale, a volte persino debordante, ma efficace perché non nasconde il punto di vista di chi scrive“. 

Potete non essere d’accordo sulle scelte di vita altrui. Ma bollarle come fenomeni, stranezze, cunicoli bui e falsità? Mi sembra decisamente troppo. Lasciate che siano queste famiglie, e queste persone, a decidere per sé. E smettetela, per carità, di voler per forza sapere dei nostri genitali.

Aeden Russo

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