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Quanto la Carriera Alias protegge i giovani studenti?

Quanto la Carriera Alias protegge i giovani studenti? È la domanda che mi sono posto nell’ultima settimana, leggendo della storia di un mio coetaneo, un ragazzo trans di 17 anni, che nel suo liceo, il Cavour di Roma, è stato vittima di discriminazione perché sotto Carriera Alias. Un accordo che dovrebbe proteggerlo, in questo caso è stato il motivo dell’atto discriminatorio. Ma veniamone a capo insieme.

Cos’è successo al Liceo Cavour di Roma la scorsa settimana?

Mario, nome di fantasia, è un ragazzo trans di appena 17 anni, e studia presso un liceo scientifico. Durante la consegna della sua verifica d’Arte, ha assistito alla cruda realtà discriminatoria che, oltre a lui, colpisce moltissimi studenti ed adolescenti queer: “Quando il professore è tornato con la prima verifica di arte ho trovato il mio nome d’elezione barrato e ci aveva riscritto il mio nome alla nascita”, racconta così il fatto con le sue parole.

Sfortunatamente, secondo uno studio recente, su 1.800 alunni solo il 28% è certo che si possa stare bene dietro i banchi: più della metà, invece, testimonia episodi di dissenso e discriminazione verso la comunità LGBT+. Inoltre, la stessa metà afferma che argomenti come orientamento sessuale ed identità di genere sono di poco conto, e solo 1 ragazzo su 5 ha potuto parlarne attivamente. Nonostante quasi l’80% sia a favore di una svolta, le prese di posizione del nostro governo puntano sul “tendenzialmente contrario”.

Il commento del docente è da shock

Sappiamo che la Carriera Alias è un accordo di vitale importanza per chi come noi ha bisogno d’essere riconosciuto per la propria identità di genere. Eppure, secondo il docente romano, c’era bisogno di umiliare e sconvolgere il minore nel modo più erroneo possibile; un outing forzato può essere fatale, se commesso con i presupposti sbagliati. Ma ad aggravare l’accaduto è stato il suo commento: “Non mi interessa il regolamento: davanti a me ho una donna, non posso riferirmi a te diversamente“. Già con Cloe Bianco abbiamo potuto assistere alle conseguenze di tale dichiarazione.

Solo nel 10% delle scuole la Carriera è effettivamente attiva, e più del 50% ha dichiarato che la sfrutterebbe se fosse implementata. Stesso discorso si applica con i bagni neutri all’interno delle scuole, che segue quasi le medesime percentuali. Ma se oltre 1 studente su 2 afferma di essere parte o di conoscere persone LGBTQIA+ all’interno del proprio istituto, perché quest’ultimi non si attivano alla salvaguardia dei propri studenti?

Pensare che Alessandro Amorese, che non solo appoggia l’iniziativa di Pro Vita e Famiglia per “chiedere al Parlamento di approvare una legge che vieti l’indottrinamento gender nelle scuole italiane“, definisce l’opzione dei bagni neutri o la libera scelta del nome d’elezione “una deriva dai contorni grotteschi e pericolosi“, e rivendica in proposito “il diritto educativo delle famiglie”.

La vittima: di più sul ragazzo trans 17enne

Ma parliamo di Mario: seppur assegnato come donna alla nascita, sa di essere un ragazzo da circa due anni. Nonostante la stigmatizzazione e le paure, ha affrontato la questione in famiglia e adesso è seguito da una struttura pubblica per la sua disforia di genere. Questa procedura, seppur lunga, lo porterà alle cure ormonali per la riassegnazione della sua identità. Per fortuna il suo liceo è uno dei tanti istituti che hanno capito l’importanza delle Carriere Alias, perciò la sua identità da ragazzo trans è non solo rispettata, ma anche segnata sui documenti scolastici ufficiali, come da accordo. Inoltre, è anche stato il primo liceo in Italia ad averla attivata. Un dettaglio importante su Mario è che possiede una certificazione PEI, e gli è stato assegnato un docente di sostegno dato le sue difficoltà.

Altri dettagli sconvolgenti sull’accaduto

Sembrerebbe però che dal racconto di Mario c’è bisogno di più informazione sull’importanza del rispetto: “Quando sono andato a protestare, il professore mi ha urlato contro che quello che vedeva lui era una donna, ho preso il telefono per mostrargli il regolamento di scuola sulla Carriera Alias e lui ha detto che non gli interessava”. Ma la storia non si conclude così: “Mi ha umiliato perché mi ha chiamato più volte con il mio nome di nascita di fronte a tutti. A quel punto sono scappato di classe, la mia prof. di sostegno mi ha chiesto dove andassi e le ho detto che andavo in presidenza, avevo paura che mi prendesse un attacco di panico”. Per fortuna la vicepreside era in accordo col ragazzo, ed è pronta a prendere provvedimenti futuri, ma a Mario servirebbe che si agisse subito.

Come ha reagito la scuola in tutto ciò?

Per Mario i compagni di classe e di scuola hanno organizzato quasi subito un’assemblea straordinaria, ecco alcuni commenti: “La scuola ha riconosciuto la Carriera Alias ed è inaccettabile che una persona venga umiliata in questo modo. Quello che si deve fare è costruire una cultura del rispetto e dell’inclusione” commenta uno studente. ”Non penso sia stato fatto con cattiveria, secondo me è frutto dell’ignoranza della persona” sostiene un altro alunno, riferendosi al docente. ”Un palese ed evidente atto di transfobia da parte di un professore che dovrebbe essere colui che protegge gli studenti. Penso anche che sia una gravissima mancanza di rispetto, verso l’essenza della persona stessa” conclude una studentessa.

La mia più grande solidarietà va a Mario, che come me lotta ogni giorno per essere chiamato col suo nome d’elezione, riferito con i suoi pronomi, ed essere il ragazzo che è sempre stato sin dall’inizio.

 

Aeden Russo

Fonte: Tecnica della Scuola, Il Quotidiano, Skuola.net

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