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Il mio nome non è un errore: carriere alias e discriminazioni

Vessazioni continue, al limite della minaccia, è ciò che avrebbe subito uno studente trans del liceo Cavour di Roma da parte di un suo professore perché faceva parte della carriera alias. Quello che sembra una vera e propria catena di atti di bullismo, sul cui sottofondo è facile leggere la matrice transfobica, sarebbe culminata nelle scorse settimane con il rifiuto da parte del professore di accettare l’identità alias dello studente, prevista e tutelata invece dall’istituto.

La transfobia del professore avrebbe infatti toccato il fondo, arrivando a “correggere” il nome dello studente su un compito in classe, sostituendolo con il deadname. Lo studente si sarebbe poi rivolto alla vicepresidenza.  A sostenerlo la dirigenza dell’istituto, il cui regolamento offre la possibilità di carriera alias. Sempre a sostegno dello studente, si è mosso anche il corpo studenti organizzando alcuni momenti di mobilitazione e solidarietà pubblica.

Lo studente, inoltre, riferisce una serie di comportamenti gravissimi da parte del professore che avrebbero preceduto il fatto del compito. Tra cui, la poco velata minaccia dietro un richiamo all’attuale governo di destra e ai rischi che pone per le persone queer. Un comportamento che non solo non si addice alla figura del docente, che qui assomiglia più a quella del classico bullo, ma che in generale non dovrebbe trovare posto nella scuola pubblica.

Questi fatti di Roma, gettano quindi ulteriore benzina sulla polemica mai veramente sopita sul tema delle carriere alias. Ad oggi, questo è l’unico strumento a disposizione degli studenti trans per poter veder riconosciuta la propria identità, colmando il gigantesco vuoto normativo che tuttora lascia la legge 164/82. Una polemica questa che ogni volta, anche molteplici volte nel giro di poche settimane, finisce sempre per dare voce sulla stampa a coloro che ancora si sentono in diritto di porre in discussione l’esistenza e la legittimità delle nostre esistenze. Se a Roma la vicenda sembra aver avuto qualche risvolto positivo, purtroppo generalmente la transfobia passa completamente impunita.

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L’ennesima dimostrazione, quindi, di come nel nostro paese (e non solo) la vita delle persone trans continui ad essere vista come qualcosa di trascurabile, di non prioritario rispetto all’arretratezza delle istituzione e al bigottismo di alcuni individui, il cui comfort viene anteposto alla letterale esistenza di altri. Ne consegue quindi che le esistenze trans continuino ad essere esistenze precarie, costrette ad una perenne lotta per il proprio riconoscimento e per non vedersi costantemente “segnate a penna rossa” come un errore su un compito in classe. Sensazione questa che acquisisce ancora più consistenza se si guardano i dati.

Secondo i dati raccolti dal Trans Murder Monitoring e pubblicati come ogni anno in occasione del Trans Day of Remembrance a Novembre, da Ottobre 2021 a Settembre 2022, è stata riportata l’uccisione di 327 persone trans e di genere non conforme a causa della transfobia. Un dato questo che risulta però parziale, non contando infatti tra le morti quelle per suicidio. Anche in Italia, la tragica fine delle vita trans, per suicidio o per atto di violenza, quest’anno è stato un tema tristemente ricorrente nelle cronache. Questo ovviamente alimentato dalla totale mancanza di protezione legale e dal mancato riconoscimento dei crimini d’odio in quanto tali. A questo si aggiunge poi una cultura transfobica diffusa, esemplifica anche dai fatti di Roma.

Solidarietà e rabbia

Trans Day of Remembrance 2021: Together, we fight! - RFSL : RFSL

Nell’esprimere tutta la nostra solidarietà allo studente del liceo Cavour, andrebbe sottolineato qualcosa che dovrebbe essere ovvio. Nessun studente dovrebbe lottare così tanto per veder riconosciuto il proprio nome. Nessun studente dovrebbe scontarsi con un docente per affermare la propria identità non come un errore. Non si dovrebbe essere continuare ad essere costrett* ad affidarsi alla dirigenza del singolo istituto per vedersi riconosciut* e tutelat*. Non si dovrebbe essere obbligat* ad appoggiarsi ad una legge rimasta quasi completamente immutata dagli anni ’80, nonostante abbia ampiamente mostrato i propri limiti.

Ma soprattutto, noi persone trans non dovremmo essere sempre nella situazione di sentirci in pericolo. Di dover scegliere se rischiare il nostro benessere e le nostre vite per poter esercitare il nostro diritto all’autodeterminazione. Di dover ogni anno occupare le piazze per piangere e ricordare quanti di noi sono rimast* vittime di una transfobia ormai istituzionalizzata. Le nostre vite non sono un errore, non lo sono mai state e non lo saranno mai!

 

Ziggy Ghirelli

 

Fonti: La Repubblica; tgeu.org

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