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Meloni e Salvini negano e minimizzano l’omofobia

Negare l’evidenza, volendo, è possibile, ma Giorgia Meloni questa volta ha un po’ esagerato. Nel presidio che hanno battezzato “Restiamo Liberi” organizzato ieri 16 Luglio 2020 per difendere la “sacra famiglia tradizionale” e soprattutto per manifestare il proprio dissenso contro il DDL sull’omotransfobia, Giorgia Meloni ha sostenuto che “[…]non possiamo dire che oggi, nella realtà italiana, gli omosessuali siano discriminati[…]”. Ha poi dato dei numeri precisissimi sulle violenze degli ultimi 8 anni nei quali “solo” 200 casi circa riguardavano un problema di genere.
E così è bastato minimizzare il problema per far sembrare poco urgente una battaglia fondamentale come quella che si sta portando avanti con il DDL sopra citato. Sarebbe importante dire alla Signora Meloni che quei 200 casi di cui sopra, in un paese che si possa definire civile, in un paese che guarda agli ultimi e che non lascia indietro nessuno, non ci sarebbero dovuti essere. E quei 200 casi di omobofia avrebbero dovuto farle venire la pelle d’oca per l’orrore. Le andrebbe anche ricordato che c’è un sommerso di casi dei quali nessuno sa nulla e che mai verranno portati alla luce. Perché l’osservatorio del Governo al quale lei fa riferimento, ha segnalato i casi più gravi ed eclatanti, quelli che, con buona probabilità, sono finiti in tribunale o sulle cronache. Ma c’è un mondo del quale la Signora Meloni sa poco o nulla, un mondo che riguarda la vita di coloro che quotidianamente si scontrano con una società ostile e che hanno dovuto trasformare la propria vita in sopravvivenza. Magari perché vengono bullizzati e offesi sul posto di lavoro, magari perché vengono emarginati, magari perché sono oggetto di scherno vita natural durante. Sono gli stessi costretti a rivolgersi anonimamente a linee di ascolto o passare in rassegna psicologi e psichiatri per restare in equilibrio e, nei casi più gravi, farsi aiutare anche con cure farmacologiche. Se non si riesce a percepire la violenza taciuta che trasuda da queste storie, allora il problema è molto più grave di quello che sembra. Negare che un problema simile esista, non ha nessuna giustificazione. Perché oltre a una legge che tuteli la comunità LGBT+, c’è anche un infinito problema culturale che non prepara le nuove generazioni alla comprensione, alla conoscenza e al confronto.
Ha fatto poi il suo trionfale commento anche Matteo Salvini che, dopo i selfie di rito, ha detto cose a caso che nulla hanno a che vedere con il DDL in questione (l’importante è dire qualcosa sempre e comunque). Ma ormai era prevedibile e, com’è sempre stato fatto dai luminari come Salvini, per mettere tutti a tacere e far rizzare le orecchie ai più distratti e alla pletora di analfabeti funzionali che lo seguono, è stato sufficiente nominare “i bambini” e buttare sui microfoni parole come “adozioni + madre + padre”, lanciando un allarme per coloro che dissentono e che ormai non hanno quasi più la possibilità di esprimere la propria opinione. Matteo Salvini, come ogni cittadino Italiano, è liberissimo di esprimere la sua opinione su qualsiasi cosa. Ma non può dimenticarsi che l’omofobia non è un’opinione. E non lo è nemmeno la violenza o l’incitamento alla stessa. Non può dimenticare che laddove qualcuno ha meno diritti di un altro, allora bisogna intervenire per riportare equità. Matteo Salvini deve sapere che i bambini che attualmente hanno due madri o due padri sono bambini a metà proprio per politicanti come lui. Perché un genitore che lo ama e che lo cresce affinché diventi una persona per bene, non deve presentare deleghe o qualsiasi tipo di documento per poter “accedere” al proprio figlio. E’ psicologicamente devastante per il genitore e mette certamente il bambino in difficoltà nella comprensione di ciò che gli accade intorno. Non voler vedere e abbracciare queste verità significa non essere in contatto con la realtà. Significa essere completamente dissociati. Significa essere prepotenti al punto di voler scardinare quei nuclei familiari che vivono di amore, come dovrebbe essere, volerli sezionare e incasellare a seconda del genere o di ciò che si fa sotto le lenzuola.
Ma Salvini, che di cultura evidentemente se ne intende, ci ha regalato un’altra perla e ci ha spiegato che non intende permettere che ai bambini vengano insegnate “teorie strane”. Forse si riferiva alle temibili teorie del gender. Teorie che, ancora oggi, non fanno dormire i bambini la notte. Nessuno ha mai capito esattamente cosa sia questa teoria del gender (ennesimo spauracchio per gli analfabeti funzionali di cui sopra), ma forse Matteo si riferiva al fatto che è bene abituare sin da subito i bambini all’idea di maschio + femmina perché tutto ciò che esula da questa regola è evidentemente sbagliato o peccaminoso. Così, giusto per creare altri traumi a chi da questo concetto si sente istintivamente tagliato fuori e non riesce proprio ad entrarci. Meglio farli sentire sbagliati fin da piccoli, anziché spiegar loro che hanno la possibilità di essere e diventare tutto ciò che desiderano e/o che sentono di essere senza aver nessuna paura perché la famiglia serve proprio a questo: a proteggere, a tutelare e a crescere.
Alla fine della sua intervista, la Meloni ha detto anche “vedo che abbiamo fatto passi da gigante da questo punto di vista” e credo che sia una frase sulla quale si dovrebbe riflettere a lungo. Cosa voleva dire la nostra Giorgia con questa uscita? A quali passi da gigante fa riferimento? Forse si riferisce alle unioni civili, che lei era in prima linea per combattere? Forse si riferisce al fatto che le nuove generazioni, che le piaccia o no, non sono così ottuse e discriminanti come lei è abituata a pensare? Perché mai dove c’è stata una miglioria in tema di diritti, lei parla di passi da gigante e si mette di traverso quando si prova a farne altri ancora? Non è che le è scappato qualcosa che, visto il suo personaggio, era meglio non dire? Mah, chissà, forse un giorno ce lo spiegherà. Magari ce lo spiegherà quando la discriminazione sarà un lontano ricordo, quando i figli di due madri o due padri saranno adulti equilibrati, capaci e felici e quando non ci sarà più bisogno di nessuna legge per essere tutti un po’ più uguali. E allora qualcuno le ricorderà che le leggi che hanno migliorato la vita delle persone lei non le voleva.