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Anche l’Ungheria dice no alle politiche queerfobiche di Orbán

Un pride sui generis e particolarmente sentito quello che si è tenuto lo scorso sabato a Budapest in Ungheria. O meglio, un pride nel vero senso della parola e vicino alle origini! Lo scorso 23 Luglio sono scesi in marcia lungo le strade della capitale circa 30mila manifestanti in opposizione alle politiche liberticide del premier ungherese Viktor Mihály Orbán.

In particolare la protesta si è sollevata contro la legge proposta nel 2021 dal partito di Orbán. Essa arriverebbe a restringere i programmi scolastici di educazione sessuale nel paese affinché non includano riferimenti positivi a riaffermazione di genere e a sessualità non eterosessuali. Il percorso della legge, discussa nuovamente nel 2022 con un referendum, è stato accompagnato da una forte retorica omofoba. Infatti, il focus sulla “protezione dei minori” ha spesso significato l’accostamento delle soggettività e delle esperienze LGBTQIA+ alla pedofilia.

Una legge controversa

Sin dalle prime proposte nel 2021 la legge del partito di Orbán ha destato numerose polemiche, sia sul piano nazionale che su quello internazionale. Le politiche del premier ungherese sono infatti state fortemente condannate dall’Unione Europea, di cui l’Ungheria è stato membro. A criticare fortemente le proposte di Orbán sono state infatti Angela Merkel e Ursula von der Leyen, mentre altri 16 leader europei incluso Mario Draghi hanno firmato un’appello contro la pericolosa limitazione dei diritti.

Sul fronte interno invece, il referendum dell’Aprile 2022 è stato osteggiato dai gruppi di opposizione e di attivismo LGBTQIA+. Questi hanno invitato a rendere nullo il voto barrando entrambe le caselle per impedire al referendum di raggiungere il numero legale, rimarcando come i diritti delle persone non debbano essere frutto di una scelta binaria. Un tentativo di protesta e boicottaggio che ha dato i suoi frutti. Infatti nonostante la propaganda governativa non è stato raggiunto il quorum, sventando così una probabile vittoria delle proposte di Orbán.

La discesa dell’Ungheria di Orbán

La manifestazione del 23 Luglio, con la sua ampia partecipazione che ha visto anche diplomatici stranieri, quantomeno accende un barlume di speranza su una situazione che pare sempre più soffocante. L’Ungheria, infatti, dall’elezione di Orbán nel 2010 ha visto un aumento di politiche e retoriche queerfobiche, misogine e xenofobe che hanno valso al premier numerose critiche sul piano internazionale. Inoltre, stando alle rilevazioni del 2020 del Press Freedom Index, che misura la situazione della libertà di stampa, il paese è calato di ben 69 posizioni. Non rassicurante neanche Democracy Index, dove perde 11 posizioni.

Infine, la difficile situazione dell’area dell’Est Europa a causa delle ripercussione dell’invasione russa dell’Ucraina, così come le politiche simili messe in atto in altri paesi vicini come la Polonia, non sembrano far sperare per il meglio. Proprio per questo riteniamo importante sostenere tutte quelle soggettività queer e non che stanno facendo sentire il proprio dissenso in Ungheria. Una battaglia che non può lasciarci indifferenti, anche per il supporto che Orbán ha trovato nel corso degli ultimi anni anche tra alcuni politici nostrani. Come sempre la lotta per i diritti deve essere la lotta di tutt*, indipendentemente da dove si trovino nel mondo.

Ricordiamolo sempre, la prima volta fu una rivolta!

 

Ziggy Mercuzio

Fonti: Press Freedom Index; Democracy Index; Ansa; Europa Today

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