Spagna: come uccidere una donna trans due volte. Sembra quasi una ricerca contorta, invece è proprio quello che è accaduto. Ma vediamolo insieme.
Spagna: come uccidere una donna trans due volte
In Spagna un tribunale ha aperto un’indagine contro i genitori di Daniela. Donna trans morta suicida a 21 anni nel 2022, è stata sepolta con il nome e la foto maschili di prima della transizione. È il primo procedimento giudiziario al mondo per un danno post-mortem alla dignità di una persona transgender. Vi raccontiamo tutta la vicenda.
Ci sono storie che raccontano quanto la transfobia possa sopravvivere anche alla morte di una persona. Ed è esattamente quello che sta emergendo da un tribunale spagnolo in questi giorni. Un giudice di Novelda, in provincia di Alicante, ha avviato un’indagine per un presunto reato d’odio. Indagati i genitori adottivi di Daniela M.S., donna trans cilena e morta a soli 21 anni. Il motivo? Dopo la sua morte, la famiglia ha scelto di seppellirla con il deadname, il nome maschile assegnato alla nascita. Accanto, una fotografia scattata prima della transizione, nonostante Daniela avesse completato l’anno precedente il cambio legale di identità.
Donna trans morta due volte: la storia di Daniela
Daniela era nata nel 2000 a Santiago del Cile e a due anni era stata adottata da una coppia spagnola residente a Santander. Fin da bambina aveva manifestato disagio rispetto al genere assegnato alla nascita. Ma la sua famiglia, invece di sostenerla, l’aveva portata a dieci anni in un centro psichiatrico. Questo per farle “recuperare i valori cristiani” con cui era stata cresciuta, sottoponendola a trattamenti farmacologici e psicologici. Verso i tredici-quattordici anni, Daniela aveva iniziato a identificarsi apertamente come donna trans. I genitori l’avevano poi mandata per mesi in un convento in Cantabria per “recuperare la sua mascolinità“. Una violenza psicologica sistematica che, secondo chi le era vicino, ha segnato profondamente la sua vita adulta.
A diciotto anni lontana dalla famiglia, ma non dalla discriminazione
A sedici anni una crisi psichiatrica portò Daniela in ospedale. Dal 2017 iniziò a essere seguita da un servizio specializzato nell’assistenza alle persone trans. Avviò la terapia ormonale e un percorso psicologico dedicato. I genitori, nel frattempo, persero la tutela legale della figlia. A diciotto anni Daniela si trasferì a Madrid per costruire una vita lontana dall’ambiente familiare. Ma anche lì, come donna trans, continuò a incontrare discriminazione. Perse un lavoro dopo aver reso pubblica la propria identità di genere. Subì poi un episodio di molestie online che la portò a un tentativo di suicidio. Dopo, fu accolta in una comunità protetta. Nel 2020 sembrava aver trovato una maggiore stabilità, con un lavoro e una convivenza con un’amica.
Donna trans, l’ultimo tentativo di riavvicinamento negato dai genitori
Nell’Aprile 2022 Daniela attraversò una nuova crisi e cercò un ultimo contatto con i genitori, con cui avrebbe dovuto incontrarsi a Santander il 16 di quel mese. Secondo quanto riferito dagli amici alla stampa spagnola, i genitori non si presentarono all’appuntamento. Il giorno successivo Daniela si tolse la vita. È una sequenza di eventi che l’associazione Euforia Familias Trans Aliadas, che ha presentato la denuncia insieme alle amiche della ragazza, considera decisiva per comprendere il contesto in cui è maturata la decisione della famiglia sulla sepoltura, avvenuta poco dopo nel cimitero comunale di Aspe.
La lapide con il necronimo e le foto pre-transizione
Al centro dell’indagine c’è proprio la sepoltura. Nonostante Daniela avesse ottenuto il pieno riconoscimento legale della propria identità come donna un anno prima di morire, i genitori hanno fatto incidere sulla lapide il suo deadname e hanno affisso fotografie scattate prima della transizione, del tutto estranee alla sua vita adulta. La Procura sottolinea che questa condotta non si sia fermata al momento della sepoltura: nei mesi successivi, in diverse interviste rilasciate ai media nazionali spagnoli, i genitori avrebbero continuato a riferirsi pubblicamente a Daniela al maschile, definendo il suo essere una donna trans come una patologia, secondo quanto riportato dagli inquirenti.
Donna trans, la prima causa al mondo per danno post-mortem alla dignità
Quello che rende questo caso storico, secondo i legali coinvolti, è che si tratta della prima indagine giudiziaria, non semplicemente civile, a ipotizzare un reato per danno post-mortem alla dignità di una persona transgender. L’avvocato dell’associazione Euforia, Saúl Castro, ha dichiarato ai media spagnoli che Daniela “è stata sepolta con un nome e un’immagine che non le appartenevano più, con l’intento di cancellarne l’identità“, aggiungendo che “la dignità persiste dopo la morte“. Un principio giuridico che, se confermato in sede processuale, potrebbe aprire un precedente significativo anche per altri Paesi europei, Italia compresa, dove il tema del rispetto dell’identità di genere dopo la morte non è ancora regolato in modo specifico.
Cosa rischiano i genitori e cosa dice la difesa
I magistrati del Tribunale di Instancia di Novelda hanno chiesto di ascoltare i genitori come indagati e di acquisire tutta la documentazione relativa al cambio di nome legale e alle modalità della sepoltura. Secondo la denuncia, la coppia avrebbe agito “in modo consapevole, premeditato e deliberato“. Va detto, per correttezza giornalistica, che si tratta ancora di un’indagine preliminare: nessuna condanna è stata pronunciata, e i genitori avranno diritto di presentare la propria versione dei fatti davanti ai giudici. Ma il solo fatto che una Procura abbia deciso di procedere segna comunque una svolta culturale non da poco nel modo in cui il diritto guarda alla dignità di una donna trans anche oltre la sua esistenza in vita.
Perché questa storia riguarda tutta la comunità, non solo la Spagna
Il caso di Daniela, per quanto specifico nei suoi dettagli, racconta una dinamica che moltissime persone trans e le loro famiglie conoscono bene: il rifiuto identitario che non si esaurisce nemmeno con la morte. Per una donna trans che ha lottato per anni contro il proprio contesto familiare per essere riconosciuta per quello che è, vedersi cancellata anche nella memoria pubblica rappresenta un’ulteriore violenza, che questa volta la giustizia spagnola ha scelto di non ignorare. È anche per questo che il caso è stato ripreso da testate di tutta Europa, Italia compresa: non riguarda solo Daniela e la sua famiglia, ma la domanda più ampia su chi abbia davvero il diritto di raccontare, anche dopo la morte, chi era una persona in vita.
Parlare di suicidio non è mai semplice, ed è un tema che va trattato con la massima cautela. Se tu o qualcuno che conosci steste attraversando un momento di difficoltà, potete contattare il Telefono Amico Italia al numero 02 2327 2327, attivo tutti i giorni, oppure il numero di pubblica emergenza 112.
Aeden Russo
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