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Futuro Nazionale, hai molto a cui rispondere

Futuro Nazionale, hai molto a cui rispondere. Perché il programma in sé è estremamente chiaro. E, forse, è proprio questo il problema. Che i vostri intenti lo sono altrettanto. Vediamo insieme cosa vorrebbero proporre all’Italia di domani.

Una sintesi sul programma

Futuro Nazionale ha messo nero su bianco un intero pacchetto di proposte su famiglia, identità di genere, orientamento sessuale, informazione e diritti riproduttivi. Le abbiamo lette punto per punto e le abbiamo messe a confronto con la ricerca scientifica, le sentenze europee e i dati sull’odio in Italia. Ecco cosa dice davvero la realtà rispetto a quello che promette il partito.

Un programma politico non è mai solo una lista di intenzioni: è una fotografia di cosa un partito pensa della società, e di chi in quella società ha diritto a esistere pienamente. Il documento di Futuro Nazionale dedica all’incirca nove punti fitti a famiglia, identità di genere e libertà di espressione, giustificandoli con un linguaggio che parla di “diritto naturale” e “verità scientifica“. Lo definisce, testualmente, il frutto della “solita logica dell’uso gramsciano del diritto” da contrastare. Andiamo a vedere se la scienza, il diritto e i numeri gli danno davvero ragione.

Futuro Nazionale e la famiglia: cosa dice davvero la scienza

Il primo punto del programma restringe la “cellula fondamentale della società” alla coppia eterosessuale, definita come l‘unica in grado di generare, crescere ed educare figli in modo adeguato. È un’affermazione che suona come un dato di fatto, ma la ricerca scientifica racconta un’altra storia. Una meta-analisi pubblicata sul Journal of GLBT Family Studies da Crowl, Ahn e Baker ha confrontato gli esiti evolutivi dei figli di coppie omosessuali ed eterosessuali senza trovare differenze significative nello sviluppo psicologico e sociale.

Uno studio longitudinale di Rachel Farr su famiglie adottive ha confermato che l’orientamento sessuale dei genitori non incide sul benessere dei bambini nel tempo, e una ricerca del National Library of Medicine su un campione rappresentativo condotto nei Paesi Bassi da Mazrekaj, Fischer e Bos non ha rilevato differenze comportamentali significative tra figli di coppie dello stesso sesso e di coppie eterosessuali. Il fattore che davvero incide sul benessere di un bambino è la qualità delle relazioni familiari, non la composizione di genere della coppia genitoriale.

Unioni civili, la sentenza che smonta le loro tesi

Il secondo punto del programma respinge ogni equiparazione tra la famiglia “naturale” e altre forme di convivenza, definendole frutto di un’ideologia da contrastare per legge. Peccato che l’Italia sia già stata condannata su questo terreno. Nel 2015 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nel caso Oliari e altri contro Italia, ha stabilito che lo Stato italiano aveva violato l’articolo 8 della Convenzione europea. Nel testo ufficiale tradotto dal Ministero della Giustizia si legge che i ricorrenti “erano pertanto discriminati in conseguenza del loro orientamento sessuale“. La Corte ha chiarito che il mancato riconoscimento legale di queste unioni non è una scelta neutra, ma una discriminazione che gli Stati membri hanno l’obbligo positivo di correggere. È proprio da quella sentenza, tra le altre cose, che è nata la legge Cirinnà sulle unioni civili nel 2016: senza una spinta europea, l’Italia da sola non si era ancora mossa.

Futuro Nazionale contro il matrimonio egualitario: la storia dice altro

Il terzo punto avversa ogni estensione del matrimonio e dell’adozione a coppie diverse da quella uomo-donna, parlando esplicitamente di un “pendio scivoloso” ideologico da fermare. Ma la stessa Corte di Strasburgo, pur lasciando ai singoli Stati un margine di discrezionalità sul matrimonio in senso stretto, ha più volte ribadito che i diritti fondamentali legati alla vita familiare non possono essere negati sulla base dell’orientamento sessuale. Nel frattempo, oltre trenta Paesi nel mondo hanno introdotto il matrimonio egualitario senza che nessuno dei disastri sociali paventati da Futuro Nazionale si sia mai materializzato: i tassi di natalità, la stabilità familiare e il benessere dei minori in quei Paesi seguono le stesse tendenze demografiche di quelli che non lo hanno fatto, legate a fattori economici e culturali ben più ampi del regime matrimoniale.

Adozioni negate: cosa dicono decenni di studi

Il quarto punto vieta esplicitamente le adozioni a coppie omosessuali e persone single, salvo eccezioni familiari, sostenendo che solo la coppia eterosessuale possa offrire “condizioni di eccellenza” ai bambini che hanno già subito una perdita. È un’affermazione che la letteratura scientifica non sostiene. L’American Academy of Pediatrics, in uno studio di posizionamento ampiamente citato, promuove esplicitamente il benessere dei figli di genitori gay e lesbiche proprio perché la ricerca disponibile non mostra svantaggi legati al loro orientamento sessuale. Una meta-analisi di Fedewa, Black e Ahn su adolescenti con genitori dello stesso genere arriva alle stesse conclusioni. Restringere il bacino di famiglie adottive disponibili, in un sistema in cui migliaia di minori italiani attendono un collocamento stabile, rischia semmai di allungare i tempi di attesa per i bambini più vulnerabili, quelli che il programma dice di voler proteggere.

Futuro Nazionale e l’odio: i numeri che il partito non cita

Il quinto punto si oppone a ogni legge contro l’omolesbobitransfobia, sostenendo che punirebbe semplicemente chi esprime “opinioni tradizionali”. Ma qui non si parla di opinioni: si parla di violenza documentata. Arcigay ha censito 149 episodi di violenza o discriminazione contro persone LGBTQIA+ in Italia nel solo 2024, inclusi tre omicidi e un suicidio di un tredicenne bullizzato per il suo orientamento. Il segretario generale Gabriele Piazzoni ha commentato che “il report restituisce un racconto terribile dell’odio nel nostro Paese“.

Il progetto Cronache di Ordinaria Omotransfobia ha registrato 105 episodi tra Maggio 2024 e Aprile 2025, con 154 vittime coinvolte. Il servizio Gay Help Line, che ha ricevuto oltre 21.000 contatti in un anno, colloca l’Italia al 36° posto su 48 Paesi europei monitorati. E questo nonostante l’Italia sia uno dei pochissimi Paesi UE a non avere ancora una legge che riconosca l’aggravante d’odio: i dati OSCAD, l’Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori del Ministero dell’Interno, ammettono apertamente di non poter valutare il fenomeno “da un punto di vista statistico” proprio per l’assenza di una normativa dedicata.

Transizione dei minori: qui Futuro Nazionale sbaglia, e lo diciamo senza giri di parole

Il sesto punto propone di modificare la legge 164 del 1982 vietando per legge, come reato universale, qualsiasi intervento medico di transizione ai minorenni, indipendentemente dal consenso di genitori e tutori. Va detto con la massima chiarezza: questa proposta non protegge nessun minore, colpisce ragazze e ragazzi che stanno già seguendo un percorso di cura serio, monitorato e reversibile nelle sue fasi iniziali, insieme alle loro famiglie e ai clinici che li seguono.

Il programma la presenta come “sovranità sull’identità”, ma si tratta semplicemente di negare per legge una cura che oggi non è né automatica né priva di controlli: in Italia l’accesso a qualunque percorso medico per un minore passa già attraverso un’équipe multidisciplinare — psicologi, psichiatri, endocrinologi — che valuta caso per caso, come previsto dagli Standard di Cura SOC-8 della WPATH, l’associazione professionale mondiale di riferimento per la salute delle persone transgender, che parla esplicitamente di “cure scientificamente fondate e di comprovata efficacia”.

Dal 2019, inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’incongruenza di genere dall’elenco dei disturbi mentali, inserendola tra le condizioni di salute sessuale: non è una patologia da estirpare, è un percorso di cura riconosciuto a livello internazionale, e trasformarlo in reato universale significa scegliere l’ideologia al posto della tutela reale di chi ne ha davvero bisogno.

Futuro Nazionale e il bavaglio mediatico: la lezione di Strasburgo

Il settimo punto propone di vietare nei media, in fasce orarie estese, contenuti definiti “genderisti od omosessualisti” se accessibili a un pubblico di minori, oltre a limitazioni all’uso dei social network per gli under 18. Un provvedimento di questo tipo ha già un precedente giudiziario molto chiaro: la cosiddetta legge russa contro la “propaganda omosessuale”. Nel 2017, nel caso Bayev e altri contro Russia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato quella normativa per violazione della libertà di espressione, rilevando che si tratta di restrizioni “non necessarie in una società democratica” che rafforzano lo stigma senza alcuna base probatoria a sostegno dell’idea che l’informazione sull’omosessualità “induca” all’omosessualità. Anche perché non è una cosa che si ottiene per osmosi o assimilazione passiva, è un normalissimo tratto di ciascun essere umano.

Una norma dello stesso tipo, se adottata in Italia, si scontrerebbe con lo stesso impianto giuridico europeo che ha già bocciato quella russa. Abbiamo già come Paese ampiamente criticato la condotta della Russia, adesso la vorremmo accorpare e assimilare, prendere a modello? O non va bene solo quando si tratta di guerra e sussidi economici?

Vita, aborto, obiezione: il pacchetto ideologico completo

L’ottavo punto amplia il perimetro del programma dalla sfera LGBTQIA+ ai temi della vita, della procreazione e del fine vita, opponendosi a eutanasia, suicidio assistito (che il programma chiama, con espressione rivelatrice, “omicidio del consenziente”) e all’accesso semplificato all’aborto farmacologico. Anche qui il partito descrive come “diritto naturale” posizioni che restringono l’autodeterminazione delle persone, in un pacchetto ideologico coerente: chi vuole controllare il corpo delle donne nella procreazione è spesso lo stesso soggetto politico che vuole controllare l’identità delle persone LGBTQIA+ nell’esistenza quotidiana. Le organizzazioni sanitarie internazionali considerano l’accesso sicuro e informato ai servizi di salute riproduttiva un diritto essenziale, non un’eccezione da limitare per motivi ideologici.

Ne testimonia l’America, dove il controllo alle pratiche abortive sta mettendo a rischio la salute di madri, e conseguenti figli, magari anche desiderati. Dove una donna non può abortire un feto già deceduto, e pertanto rischia di perdere l’utero e diventare sterile. Ma anche dove bambine violentate sono costrette a portare in grembo il frutto di questo patologico controllo, magari commesso anche da famigliari.

Futuro Nazionale e i “valori non negoziabili”: la Costituzione non è d’accordo

Il nono e ultimo punto riassume l’impianto del programma parlando di “valori non negoziabili” fondati sul diritto naturale, presentati come garanzia di coesione sociale contro le “derive ideologiche” di minoranze attive. Ma la Costituzione italiana, all’articolo 3, stabilisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” senza distinzione, tra le altre cose, di condizioni personali. Un programma che nega per legge il riconoscimento pieno di famiglie, identità e relazioni che già esistono nella società italiana non tutela la coesione: la rimpicciolisce. Non è un caso che, nonostante decenni di giurisprudenza europea a favore del riconoscimento delle persone LGBTQIA+, l’Italia resti stabilmente tra gli ultimi posti in Europa per tutela dei loro diritti: un programma come quello di Futuro Nazionale, se attuato, non farebbe che consolidare quella distanza.

Ho tanto criticato il Project 2025 di Trump, che conteneva punti assai similari al programma di Futuro Nazionale. E, guarda caso, l’America sta sprofondando in un pozzo senza fondo. Vogliamo davvero emularne i risultati così?

Aeden Russo

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