“Non abbiamo paura – di perdere iscritti- e “per noi l’accoglienza è al primo posto nei confronti di chiunque, non facciamo distinzioni tra i ragazzi e le ragazze sarebbe strano farlo tra adulti”.
Queste sono le parole di Paolo di Tota, delegato dell’Associazione guide e scouts cattolici italiani scritte sul Documento “Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo”, che, con una svolta storica, apre all’universo LGBT+ la possibilità di fare le guide, persone transgender comprese. Il documento è stato approvato dal Consiglio generale.
Questo documento è stato creato con l’intento di riassumere, accompagnamento e prospettiva, volto a sostenere la credibilità educativa dell’accoglienza e della cura, quando queste si aprono al riconoscimento pieno del vissuto personale.
L’Associazione cattolica ha all’incirca 183 mila iscritti divisi per fasce di età, dagli 8 anni in su.
La svolta dell’AGESCI è accolta con “sollievo” dall’ Arcigay:
“Mette fine a una lunga storia di isolamento e discriminazione. Per anni persone Lgbtqia+ sono state escluse, costrette a nascondersi, allontanate da un contesto educativo che avrebbe dovuto formarle alla comunità e ai valori”, afferma Gabriele Piazzoni, segretario generale.
Totalmente contraria invece (ovviamente) l’associazione Pro Vita & Famiglia, secondo cui l’Agesci, “tradisce la fiducia delle famiglie”. Infatti il portavoce Jacopo Coghe afferma:
“Parla apertamente di identità di genere –, nonostante il Magistero della Chiesa e tutti gli ultimi Pontefici abbiamo più volte denunciato il rischio educativo e la ‘colonizzazione ideologica’ che arriva dall’ideologia gender. Cosa insegneranno i capi a bambini e adolescenti? Che ognuno potrà percepirsi di qualsiasi genere a prescindere dalla propria realtà biologica maschile e femminile?”.

