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Atleti trans: vi spaventano 2.000 medaglie?

Atleti trans: vi spaventano 2.000 medaglie? Questa osservazione viene da un articolo recente. Cita: “Gli atleti trans hanno rubato 2.293 medaglie d’oro a donne e ragazze negli Stati Uniti“. Il titolo ha fatto il giro dei media americani ed è arrivato fino al Dipartimento dell’Istruzione. Ma da dove arriva quel numero? Un creator americano lo ha smontato in un video virale, e noi siamo andati a controllare cosa regge e cosa no.

Atleti trans: vi spaventano 2.000 medaglie?

Capita spesso che un numero sparato in un titolo faccia più rumore che informazione. È successo di nuovo a fine mese scorso. Un report sugli atleti trans ha prodotto una cifra perfetta per i social. 2.293 medaglie d’oro “sottratte” alle donne. Poco dopo, un creator americano ha pubblicato un video risposta. Definisce quel titolo disonesto e basato su dati inconsistenti. Abbiamo ricostruito la vicenda partendo dalle fonti. Copertura del Washington Times, le informazioni sul database usato e una lunga analisi pubblicata da Baptist News Global. Vediamo insieme cosa è risultato.

Atleti trans e le 2.293 medaglie: da dove nasce il numero

Il dato è stato diffuso il 22 Settembre scorso da Concerned Women for America Legislative Action Committee. Si parla di un’organizzazione cristiana conservatrice. Risulta in concomitanza con un esposto della commissione Giustizia del Senato americano sullo sport femminile. Secondo il report, gli atleti trans avrebbero vinto 2.293 ori in categorie femminili. Questo dalla metà degli anni Ottanta. In oltre 14.000 eventi, hanno incassato più di 501.000 dollari di premi. Il Washington Times ha rilanciato la notizia presentandola come un nuovo studio. Chi cerca una verifica indipendente, però, resta a mani vuote. Alcune testate che hanno ripreso la storia precisano che la cifra non è stata verificata da nessun ente governativo o federazione sportiva.

Chi ha prodotto il report e perché conta saperlo

Il creator JEAWOK MEDIA nel video lo liquida come un “finto think tank repubblicano“. Qui serve una precisazione: Concerned Women for America non è un partito. Però una potente associazione evangelica. Fondata nel 1979 da Beverly LaHaye, è schierata su posizioni conservatrici. Secondo Baptist News Global, risulta anche nel comitato consultivo del Project 2025. E sappiamo la mia opinione al riguardo. Il punto vero, però, non è l’etichetta. I numeri provengono da un’organizzazione con una posizione politica dichiarata sul tema degli atleti trans. Non spiega nemmeno con chiarezza come li ha ottenuti. L’analisi di Baptist News parla di una catena piuttosto lunga. Un gruppo di advocacy usa un database anonimo, il dato passa a un tabloid, poi alla comunicazione ufficiale di un ministero. Per l’autore, quella non è buona informazione.

Atleti trans, il database HeCheated: cosa c’è davvero dentro

La fonte primaria risulterebbe HeCheated. Un sito gestito da volontari che raccoglie casi di partecipazione di uomini a competizioni femminili. Il creator sottolinea che le voci sugli atleti trans sono in gran parte frutto di segnalazioni non verificate. L’analisi di Baptist News conferma un quadro problematico. Al 2 Ottobre di quest’anno il database contava 21.359 voci riferite a 1.133 atleti diversi. Ma secondo le stesse etichette del sito 289 di loro (il 25,5%) non sono persone trans. Tra questi ci sono 27 atlete con differenze dello sviluppo sessuale. Tra cui Caster Semenya e Imane Khelif, che ben ritroviamo come vittime consuete e inconsapevoli. Si aggiungono a 264 persone classificate come “altro”. Spesso uomini cisgender che gareggiavano in squadre di fatto miste. Un catalogo, insomma, molto più eterogeneo di quanto il titolo lasci credere.

Ostriche, gare goliardiche e record gonfiati

Nel video di JEAWOK MEDIA si cita una lista di discipline piuttosto curiose. Tutte finite nel conteggio degli atleti trans, quasi a volerlo gonfiare. Scacchi, dama, cubo di Rubik, poker, freccette, biliardo. Appaiono l’apertura di ostriche, perfino una reginetta del ballo scolastico. Non siamo riusciti a verificare in modo indipendente ogni voce di quell’elenco. Ma l’analisi di Baptist News conferma almeno il caso più bizzarro. Tra il 2016 e il 2023 una donna trans avrebbe dominato il circuito femminile di apertura delle ostriche, una gara diventata del tutto mista nel 2025. L’articolo segnala anche una vittoria nei 100 metri di un’università californiana attribuita a una “donna” che in realtà era un youtuber cisgender entrato in gara per uno scherzo. I risultati furono poi corretti dagli organizzatori, ma nel database la medaglia risulta ancora “rubata”.

Atleti trans, Imane Khelif e chi trans non è

Il creator cita anche la pugile algerina Imane Khelif, medaglia d’oro a Parigi 2024. Ricordiamo che non è una persona trans. E che su di lei circolarono notizie false dalle Olimpiadi. Baptist News conferma che nel database figura in una categoria a parte. Quella delle differenze dello sviluppo sessuale, insieme a Caster Semenya, e le definisce donne cisgender. Il suo caso ha alimentato un acceso dibattito sulle regole di ammissibilità nello sport femminile. Ma è una questione diversa da quella dell’identità trans: metterla nello stesso conteggio significa gonfiare il totale con persone che nemmeno rientrano nella definizione di partenza. Quanto alla presunta campionessa di hot dog e al “nessun olimpionico trans“, sempre citati, non abbiamo trovato conferme indipendenti.

Il conto dei quarant’anni e il nodo dei dati globali

Il creator fa un calcolo semplice: 2.293 medaglie attribuite agli atleti trans in circa quarant’anni significano circa 57 all’anno. Cifra tutt’altro che travolgente, se si pensa a quante competizioni esistono. Sul fatto che i dati siano “globali” e non solo americani, la questione è più sfumata. Il report dichiara di riferirsi agli Stati Uniti, ma Baptist News descrive HeCheated come un archivio con atleti di quasi cinquanta Paesi. Aggiungendo di non essere nemmeno riuscito a replicare il numero partendo dal database, perché la metodologia non è stata resa pubblica. In altre parole: non possiamo dire con certezza che i dati siano mondiali, ma nemmeno che siano verificabili.

Atleti trans nelle scuole superiori: i numeri in prospettiva

Il Dipartimento dell’Istruzione americano ha rilanciato la notizia, perciò vale la pena guardare agli atleti trans nello sport scolastico. Secondo i dati citati da Baptist News, nell’anno scolastico 2024/25 le atlete delle scuole superiori americane erano 3.539.596. Mentre HeCheated registra 49 atlete trans in quella stagione, circa lo 0,001% del totale, di cui 31 con un oro. Se le ragazze trans praticassero sport agli stessi tassi delle coetanee cisgender, scrive l’autore, ce ne sarebbero circa 195.000. Il suo ragionamento è che le politiche restrittive scoraggino la partecipazione. È una lettura interpretativa, non un dato misurato, ma i numeri di partenza restano quelli del database stesso.

Il vantaggio competitivo: la domanda che resta aperta

Sarebbe scorretto, però, fingere che la questione si esaurisca qui. Anche Baptist News, pur criticando il report, riconosce che il tema dell’equità competitiva è reale, e che gli atleti trans potrebbero avere un vantaggio, oppure no: lo studio citato nell’articolo indica che i risultati scientifici non sono univoci. La proposta dell’autore è lavorare su regole diverse per sport e livello, distinguendo l’attività ricreativa da quella d’élite e gli sport di contatto da quelli senza contatto, ascoltando le atlete, comprese quelle trans. Smontare un numero gonfiato non equivale a dire che il dibattito sia chiuso, ma che va fatto con dati affidabili.

Atleti trans e il diversivo politico: l’opinione del creator

Nel finale del video il creator sostiene che il tema serva a distrarre dal costo della vita, dal lavoro e dall’economia. È una sua interpretazione politica, non un fatto verificabile, e come tale la riportiamo. Anche se, onestamente, sono abbastanza d’accordo. Considerando anche l’ultima notizia da me riportata. Lo stesso Washington Times, nel riferire dell’audizione, scrive che i democratici l’hanno giudicata un attacco a una piccola minoranza. Quello che possiamo dire con certezza è altro: gli atleti trans sono una piccola parte di chi pratica sport, e un titolo costruito su un database volontario, non verificato e pieno di voci discutibili non è un buon punto di partenza per una discussione seria. Le persone coinvolte, dopotutto, sono ragazzi e adulti che vogliono semplicemente gareggiare.

Come al solito si mette bocca nella vita delle persone trans. Sempre soggetta a scrutinio, mai a legittimizzazione. Ci lascerete in pace prima o poi?

Aeden Russo

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