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Famiglia LGBT+ di Trieste: mamma riconosciuta dopo la morte

Sentenza storica, ma altrettanto assurda a Trieste. Per la prima volta in Italia i giudici hanno riconosciuto giudizialmente la maternità di una donna, che aveva avuto delle figlie con la sua compagna tramite procreazione assistita, dopo la sua morte. La donna era morta dopo una lunga malattia, era la madre “intenzionale” delle bambine.

La donna è Federica Fontana, professoressa di Archeologia greca e romana all’Università di Trieste, deceduta a soli 61 anni nel maggio del 2024. Alla nascita delle figlie (oggi di otto e quattro anni d’età), non era stato possibile procedere al riconoscimento poiché all’epoca la dichiarazione era ritenuta contraria alla normativa vigente.

Cosa implica la sentenza di Trieste

Poco dopo la morte di Fontana, la compagna Emanuela Murgia ha intrapreso un’azione giudiziale per assicurare alle bambine il riconoscimento del legame genitoriale con la donna. Ora le ragazze avranno accesso a tutte le tutele giuridiche, successorie e previdenziali proprie delle figlie, e diventeranno eredi legittime. Con l’accoglimento di questa domanda, il Tribunale ha dichiarato le bambine figlie di entrambe le madri, ed è stata disposta l’attribuzione del cognome della madre intenzionale.

Ad assicurarsi della riuscita del procedimento sono state le avvocate della “Rete Lenfort” ritenendola un’iniziativa strategica per i diritti fondamentali dei minori nati in famiglie omogenitoriali.

 

Raph

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